Ancora ricordi

FULVIO
FOREVER

- 2004 (grazie a Valerio) -

 

COMPITO DI INGLESE: DIALOGO Sei a Londra, in un ristorante di classe, con la musica e la gente che balla. Vuoi invitare anche tu una persona. (Almeno 20 Righe)
 

- Hello! Can I sit here?
– Yes, of course. What's your name?
– I'm Fulvio, and you?
– Roberta! Where are you from?
– I'm from Italy. You too?
– Yes! Ma allora perché parliamo inglese?
– Boh? Voi ballà?
– Sì, alla prossima però. Il tango nun so bona!
– Ce sto! Te va de fa' 'no scherzo ar cameriere?
– Sì, vai, comincia tu!
– Oh, yes! Excuse me, Waiter??
– Can I help you?
– Yes, we'd like to order.
– Of course. What?
– Trippa.
– What??
– Trippa e cozze!
– And one Affogato al Caffè.
– Aaaah! Italiani!!
– Embè!
– Spe' che jelo dico! ERNESTO!!! Trippa e cozze e affogato al caffè ar dodici!!
– Ar dodici?
– Sì!!

Fulvio Curione 1B – liceo scientifico P. Ruffini Viterbo
Voto: Fulvio… in sala professori!

Impariamo ad essere padri, genitori, amici, impariamo ad ascoltare

…l'ho ritrovata…
Ascoltare, ascoltare, ascoltare

e soprattutto capire…


 

Lettera ricevuta da Fulvio dopo una solenne litigata il 5 Maggio 2007… Due mesi dopo avrebbe avuto18 anni…
ma era già un uomo.

 

***

 

Tu mi hai definitivamente, irrimediabilmente, stancato.
Sono stufo di sentirmi costantemente giudicato da te con la tua presuntuosa chiave di lettura del mondo.
Mi disgusta il tuo voler leggere fra le righe dove non ci sono nè righe nè niente.
Odio vedere ogni mia scelta calcolata con il tuo metro e la tua arrogante saccenza.
 
Vai predicando umiltà, papà.
Ti accorgi di essere la persona meno umile della terra?
Ti rendi conto che quando parli con me hai davanti un uomo e non un bambino?
Capisci che tutto il tuo impegno di educatore è fango e niente più?
Arrivi con il tuo cervello ottenebrato dalla fatica a vedere che non mi puoi cambiare?
 
Mi stai insegando ad essere te.
Anzi, ci stai provando, che è ben diverso.
 
Adesso ti spiego una cosa: io ti voglio bene, ti trovo una persona gradevole e intelligente, e amo starti vicino.
Ma dio mi salvi dal diventare come te.
Non condivido nemmeno un ventesimo della tua visione del mondo, ti reputo uno che ha capito ben poco di qual è il modo migliore di vivere.
Io Non Voglio Essere Come Te.
Non voglio alzarmi la mattina pensando che la vita è dura, non voglio andare a dormire pensando che oggi ho sofferto abbastanza e quindi sono stato produttivo.
Non stimo questi pensieri più di quanto stimo quelli che fa la Xxxxxx'.
 
Io sono un ottimista, a me piace vivere perchè vivere è BELLO.
Non è fatica, non è dolore, non è duro e non è come la vedi tu.
Non mi interessa se tu pensi che "non ho i muscoli", non mi interessa se pensi che devo ancora fare i conti col dolore, non mi interessa l'opinione che hai di me.
Non fa nessuna differenza: non mi aspetto che tu ci creda, ma io mi sono costruito.
Mi sto certamente continuando a costruire, ma ho quelle basi (che ho fatto io e nessun'altro) che in futuro saranno i piloni del castello con cui io vedrò il mondo.
Scordati di buttarle giù.
Ho sofferto e gioito per costruirle, riso e pianto molto più di quanto pensi.
 
Sono stanco di dirti che certamente l'esperienza che ho avuto io con Xxxxxxxx non è paragonabile alla tua con xxxxx. (Frase senza la quale non mi avresti neanche preso in considerazione.)
Non è importante sapere chi ha sofferto di più, non è importante capire chi aveva dentro i sentimenti più forti, l'unica cosa che conta è che io ho smesso di "faticare" pensando a lei, e tu vai ancora chiedendomi se ho un qualche sospetto su chi può essere la persona con cui xxxxx vive adesso.
Vuoi saperlo? Io ce l'ho eccome un sospetto su chi è. Non ho molti dubbi per la verità.
Ti assicuro che l'ultima cosa che farei è venirlo a dire a te.
 
Ma quando pensi che capirai di dover superare il tutto?
Quando ti accorgerai di aver rimuginato abbastanza?
Quando ti renderai conto che stai buttando la tua vita invece di ricostruirla?
Quando, papà?
 
Ti sto dicendo tutto quello che covo dentro da tanto.
Ci sono alcune cose su cui immagino ti farai una risata per quanto le riterrai patetiche e fuori luogo.
E fattela sta risata, ti fa bene.
 
Vuoi sapere perchè io non riesco ad accettare in particolare le tue imposizioni?
Perchè sotto molti punti di vista io penso che tu dovresti imparare qualcosa da me.
Divertente eh?
E penso che dovresti imparare anche da Xxxxxxx.
E' proprio esilarante.
Adesso tocchiamo il culmine.
Dovresti imparare qualcosa anche da xxxxx.
 
La prima cosa che dovrebbe entrarti in quella testaccia che tutto è meno che umile, è che la fatica è stupida.
NON è necessaria.
E' orribile.
Tu hai un obiettivo in questa vita, che non è neanche lontanamente "essere produttivo" o "faticare".
Non siamo formiche, lascialo a loro l'incubo della produttività.
Lo scopo, quello di tutti i filosofi passati presenti e futuri, è un altro secondo me.
Essere soddisfatti.
Essere felici.
Essere consapevoli che scegliere di continuare a vivere in ogni istante della nostra vita è stata la scelta giusta.
La via per essere soddisfatti felici e tutto il resto, non ci passa per la fatica.
La fatica sta da un lato, la felicità dall'altro.
Quando lavori, ti impegni, per qualcosa che ti piace, lo sai meglio di me, non ti costa nessuna fatica.
 
Ecco perchè ho venduto la moto.
Perchè mi dava dieci e chideva venti.
Era stupido continuare a tenerla, a "faticare". Chiedeva più di quel che dava.
Era fatica sprecata, fatica inutile.
Non mi rendeva felice.
I dieci punti in felicità che mi dava, erano annullati e superati dai venti in fatica.
Forse così lo capisci.
Per quale motivo misterioso e cretino avrei dovuto continuare a "faticare"?
 
Quella che tu chiami fatica sintetizzando in essa tutto ciò che di negativo esiste, è veleno.
Non è una medicina, non è una terapia, è veleno e basta.
Bisogna cercare di berne il meno possibile.
Ti succhia via la felicità, altro che dartene.
 
E se io posso arrivare a compiere il mio dovere di Ottenere quel maledetto diploma alla fine del quinto anno faticando poco…
BEN VENGA.
Ti sei scontrato su questo con Xxxxxxx, con me e con Xxxxxxxx.
 
Io mi auguro, per il mio bene, che tu non ci riesca mai a convincermi di quello che dici.
Non pagherò nessuna conseguenza per aver cercato di stare bene invece di stare male.
 
Una piccola cosa che mi è rimasta in gola.
Non ti azzardare, neanche da lontano, ad insinuare qualcosa riguardo un mio eventuale figlio.
Io non la voglio la fatica, ma se non c'è scampo la cosa è diversa.
Tu e il tuo leggere fra le righe.
Ma come ti salta in mente che siccome non sono andato a scuola io lascerei Xxxxxx in una situazione come quella?
Come puoi partorire certe idiozie? Dove lo trovi il collegamento fra la scuola ed Xxxxx?
Ma dove trovi il coraggio per sputarmi in faccia a cuor leggero certe cose?
L'ultima volta che te l'ho detto mi hai attaccato in faccia.
Come ti permetti??
Sei mio padre, e questo non significa che ti è concesso tutto.
Certe cretinate non dovresti neanche pensarle, ma se lo fai non è colpa di nessuno.
Non ti azzardare a dirle, però. Ci fai brutta figura.
E fino a qualche tempo fa mi ferivano a morte.
 
Mi sta nascendo uno scudo verso di te.
Non passa quasi più nessun colpo di quelli che mi assesti (spero) senza accorgertene.
C'è stato un tempo in cui mi saltavano i nervi se ti dicevo che c'era assemblea tutte e cinque le ore e tu dovevi chiedere conferma a Xxxxx, malfidato come sei.
C'è stato un tempo in cui sentire che sono immaturo, irresponsabile, arrogante mi feriva. Era quello stesso tempo in cui io cercavo di dimostrarti che davvero ero maturo, responsabile, disposto ad imparare. E tu non vedevi mai niente.
E' un bel po' che quel tempo è finito.
Non mi interessa cosa pensi, cosa credi e cosa ritieni nel tuo costante speculare e fantasticare.
Ti fai certi film assurdi con quella tua fantasia che tanto elogi.
Xxxxxxxx incinta e io la lascio… ma tu stai fuori.
Comunque, ad un certo punto ci si stufa di non andare mai bene.
Ci si stanca di non strappare mai la sufficienza, nonostante gli sforzi profusi.
E si finisce col fregarsene.
Non la voglio la tua stima, non mi serve proprio più. Non ce l'avrò comunque, perchè non dipende da me.
 
Io mi guardo indietro e sono contento.
Sono soddisfatto.
Ho raggiunto i miei traguardi, ciò che volevo.
Ho avuto tre moto, da solo.
Ho mille euro in tasca.
Ho lavorato e studiato insieme a quindici anni per un anno intero.
Una ragazza di ventun anni ha perso la testa per me ed io ero di sei anni più piccolo di lei.
E' sorprendente, anche se tu sai solo notare che ho smesso di lavorare dal carrozziere perchè cosatava troppa "fatica".
E in realtà ho smesso perchè Xxxxxxxx mi aveva detto che aveva cambiato idea e non voleva più xxxxx xxxxxxxx xxxxxxxx xxx  Xxxxxxxx.
Hai giudicato il mio amore per Lei, hai giudicato me, e hai dato delle risposte alle tue domande da solo, senza neanche provare a sentire quelle (sicuramente più azzeccate) che potevo proporti io.
Che bisogno hai di chiedere, di sapere..? Tu sai leggere fra le righe!
Molto umile.
 
Sei fortunato a vedere il mondo in questo tuo modo strano, e non nel modo in cui lo vedo io.
Perchè se io a quarant'anni mi guarderò indietro solo per scoprire di avere tre figli tutti orribili, una enorme ferita nel cuore che tengo costantemente aperta perchè in fondo non voglio che si richiuda, e sarò convinto che la vita è fatica, sofferenza e nient'altro… è meglio che non ti dica come mi comporterò.
 
Comunque, la faccio finita, sono perfettamente conscio del fatto che tutto questo pappone di roba è della massima inutilità.
Tu non rinunci al tuo ruolo di educatore, e devi provare ad infilarmi nel didietro la tua visione del mondo fino all'ultimo.
Convinto, naturalmente, di farmi del bene.
E a me tocca sopportare, ingegnarmi per eludere i tuoi amorevoli assalti alla mia personalità e al carattere di cui vado così fiero, e dormire da solo invece che con Xxxxxx.
 
Saranno giornate dure, quelle che verranno, vero?
 
Fortuna che sono uno speciale, e lo capisco da solo che stai facendo tutto questo perchè mi vuoi bene.
Se fossi un ragazzo qualsiasi non ci arriverei, e ti odierei.
 
Mah…
***

A chi potrebbe chiedere perdono un genitore come me in queste precise condizioni? A Dio?
Non più di quanto Lui ne chiederebbe a me.
Io provo a chiederlo a Te..

 

retrospettive

"Eletto non è chi eletto nasce ma chi eletto si pone"
Malinconia "d'autore"
23 Giugno 2008 – ore 2:15

 

Quante volte, ancora?
Quante volte, prima di imparare?
E poi ti siedi qui e scrivi, perchè scrivere significa dirigere i pensieri, non lasciarli alla deriva dove vogliono loro.
Loro sanno bene dove vogliono andare, e se ci vanno è un problema.

Imbarazzante.
Capire di non aver capito.
Eppure sembrava proprio che…
Sì, sembrava.

Ma io dico, maledizione, ormai lo conosci questo sapore amaro.
Perchè non hai ancora imparato, sarà così difficile?
Non – devi – creare.
C'è il pianoforte per creare, i fogli ancora bianchi di Aroken.
Non lo puoi fare con le persone, non lo devi fare.
Con l'amore.

Sei stupido sotto alcuni punti di vista, ti rendi conto che è la terza volta in poco tempo? La quarta ti spezza, Keryo, te lo dice uno che ti conosce tanto bene.
Che ti conosce al punto di sapere cosa farai con precisione dopo queste righe.
Finirai di scrivere questo post che non necessariamente poi pubblicherai, preso dal dubbio che gli occhi di chi sa osservare bene capiscano quel che non dici apertamente, e proverai a rimetterti sulla tesina che consegnerai domani.
Sottolineo fra l'altro che sono le due e sei di notte, e che devi fare ancora tre materie da zero.
Lo so che ce la farai, fai sempre tutto alla fine, ma è stupido tutto questo, non puoi non capirlo.
Ed è ancora più stupido il fatto che, lette tre parole sull'evoluzione delle stelle, pianterai tutto e ti metterai a suonare, la tastiera è già accesa.


Suonerai prima quel pezzo di Nymann che ti piace tanto, e che sa tanto di malinconia, Sacrifice.
Poi suonerai quello ancora incompleto, per Lei, nella speranza che il dolore che ti aprirà dentro e che ormai ti è familiare scaccerà quello fresco di pochi minuti fa, nuovo e tanto diverso.
Infine, dopo aver allontanato il pensiero della tesina ancora una volta, procederai al capolavoro di Beethoven, Moonlight sonata. E forse una lacrima lì cadrà.
Saranno più o meno le due e mezza quando avrai finito.
E ti rimetterai a fare la tesi che a quest'ora potrebbe essere già conclusa.

Cominci a darmi ai nervi, lo sai?
Perchè non mandi un po' meglio le cose, visto che "eletto non è chi eletto nasce ma chi eletto si pone"?
E' un bel po' che la felicità è solo una parantesi saltuaria, invece di essere un'inalterabile realtà.

.E' ora di finirla.

by Eliris aka Fulvio

Oggi… 2009

OGGI… 2009
 

<<…marco dovresti venire qui a Monte Monaco perchè stiamo cercando Fulvio dappertutto con i carabinieri… è sparito>>


Questa telefonata ricevuta da Chiara il 28 Agosto 2009 e cui seguì una concitata discussione, segnava l'nizio del nostro calvario e di tutti quelli che a diverso titolo avevano scoperto in Fulvio un fratello eccellente, un compagno di viaggio e di crescita sincero, auspicabile e inatteso.
Il tempo di fare il pieno alla macchina, prelevare Maurizio (mio figlio più piccolo di 18 anni) che stava partendo per una gita e senza neanche uno spazzolino da denti, sotto una pioggia scrosciante, verso i Sibillini, dove i molti sospetti taciuti ed esorcizzati durante il viaggio si sarebbero da lì a poche ore riproposti in tutta la loro drammaticità
Così iniziava un anno fa quello che è stato e sarà per sempre il capitolo più buio della mia vita, delle nostre vite.

Ma  non voglio soffermarmi sul dolore, vorrei invece fare un resoconto che renda merito a tante persone, rivelatesi in poche ore affetti familiari insospettabili e profondi, con i quali alzarsi la mattina, lavarsi, mangiare e lavare i piatti, infilarsi gli scarponi e girovagare come zombie per i boschi gridando agli alberi il nome di Fulvio.

Questa atmosfera irreale, tanto tragica quanto calda e accogliente vissuta per tutti i 17 giorni delle ricerche è rimasta la costante e fedele compagna della nostra storia.

Primi fra tutti segnati dallo sgomento Simone, Renato e Lia che incollati dai fatti non hanno voluto lasciare quel posto per poter dare una mano, partecipare, condividere, sentire la nostra angoscia come fosse la loro, ed era davvero la loro. Non si può neanche dire grazie per quanto hanno fatto, era una cosa loro almeno quanto nostra, non era un fatto di forma e tantomeno il dovere a bloccarli lì, ma la più irreprimibile delle necessità..

Nostro figlio, fratello e amico era anche il loro.

I ragazzi del campo estivo, pallidi e sconcertati avevano al nostro arrivo già riempito le pareti di una stanza con una quantità di scritte su Fulvio, su ciò che in soli 4 giorni era diventato per loro.

Era evidentemente un’attenzione del tutto corrisposta perché Fulvio scriveva di questi ragazzi tra le righe di un suo quaderno. Alcuni di loro avevano storie singolari, magari non proprio serene o di vissuto complesso.

Eppure quel campo estivo si era trasformato in una specie di oasi, di psico-refrigerio anche se temporaneo.

Chiaretta, una delle più piccole di quel campo, l’ultima che ha incrociato Fulvio nell’acqua e ha scambiato con lui 3 parole, mi ha sempre fatto una gran tenerezza. Un intelligenza pronta, reattiva, vitale,  ma come tutte le persone sensibili era a volte irrequieta e con un bisogno di tenerezza incompleto e sofferto. Non che la madre Anna gliene facesse mancare, altra persona estremamente sensibile e presente.

Fulvio cantava a Chiaretta delle canzoni la sera prima di andare a letto, chitarra e voce, come una specie di fratello maggiore.

Ester, due occhi grandi, di poche parole ma con tante emozioni stampate sul viso.

Roberta, tenerezza infinita, che insieme a Giulia ancora per mesi si sentiranno ree di una colpa assurda e invisibile e di una responsabilità che non poteva essere loro.

E poi ancora Giuliana con la sua dilagante gioia interiore soffocata dai fatti. E Luana silenziosa e dolce, Manuela tenera e sensibile e che ancora oggi mi chiama "papi buono".

Alcuni ragazzi del campo avevano stretto con Fulvio un rapporto profondo di amicizia fondato sulla comprensione: Ivan, Ludovico, Giancarlo, Christian.  Benché l’organizzazione della gita fosse espressamente cattolica molti di loro non frequentavano la parrocchia mentre altri avevano posizioni familiari apertamente critiche per non dire ostili verso la chiesa.

Le adesioni al campo estivo pertanto erano fondate, per alcuni,  molto più sulla conoscenza e sull’affetto  per gli animatori che organizzavano il campo che sulla condivisione di valori etico religiosi.

In effetti anche Fulvio era così, critico, razionale, pur nella sua spiritualità, pronto a catturare ogni paradosso del culto come pure alcuni valori per così dire suggestivi.

Proprio con tali ragazzi Fulvio si intratteneva maggiormente per condividere osservazioni che fossero adatte ad una realtà in cui l’amore di Dio era poco presente o difficilmente percepibile.

Ostia è un quartiere alla periferia di Roma con diversi problemi sociali e va dato atto agli animatori che l'accoglienza offerta a chi aveva il bisogno di evadere da certe situazioni non era legata all’ortodossia dei partecipanti. L’urgenza di fare e di amare trascendeva in Chiara, Fabio e Agnese (gli animatori principali) qualsiasi forma di appartenenza. Del resto Fulvio stesso si trovava lì come animatore anche se niente avrebbe con la sua presenza contribuito ad accorciare le distanze tra chiesa e un certo tipo di popolo.

Ebbene questi ragazzi con già diversi problemi alle spalle uniti all’urgenza di crescere più rapidamente possibile, si sono trovati durante quel campo estivo a subire uno stress spaventoso, con ripercussioni che porteranno probabilmente sulle spalle per  la vita. Al dolore per la perdita di un grande amico, si unì il decorso protocollare della legge che in casi analoghi non va troppo per il sottile a tutto beneficio delle indagini nel caso in cui si prospetta l’ipotesi di dolo. Del resto ognuno di noi specie all’inizio scrollava il capo rispetto a come fosse possibile che un ragazzo di vent’anni sano e sotto gli occhi di tutti, sparisse sott’acqua senza un lamento, un grido, uno spruzzo d’acqua più evidente. I ragazzi del campo e gli animatori furono a riguardo pesantemente bombardati di domande con le rituali modalità. Nessun colpevole tutti colpevoli. Ma colpevoli di cosa? Di nulla. Il primo a darci un’idea di cosa poteva essere avvenuto fu un caposquadra dei sommozzatori dei vigili del fuoco:  idrocuzione, un blocco istantaneo del sistema cuore polmoni dovuto a shock termico e che in poche frazioni di secondo porta alla morte. Ancora oggi credo, ma anche spero, che sia andata così; anche i medici che fecero la ricognizione su ciò che restava di Fulvio ipotizzarono uno scenario simile. Nessuna colpa quindi. Fulvio potrebbe essere davvero scomparso in acqua senza nemmeno rendersi conto di quanto accadeva, silenziosamente, in punta di piedi…

 Nessun colpevole, nessun perseguibile e il dolore di tutti ne fu la più esplicita prova. In tanti avrebbero dato la vita per riacciuffarlo mentre era in difficoltà, in tanti avrebbero fatto di tutto per riportarlo in superficie prima che fosse troppo tardi e con tutta probabilità avrebbero finito con lui i loro giorni lì sotto.

I sommozzatori dei VV.FF. descrivevano uno scenario subacqueo paradossale: due metri appena sotto il pelo dell’acqua la visibilità scendeva a due cm dal vetro della maschera a causa del fitto pulviscolo in sospensione caratteristico di quel bacino artificiale.

Quella diga era nata con Fulvio 20 anni prima e il fondo non era stato bonificato prima dell’invaso.
Una marea di detriti, vegetazione, rami, una foresta che continuava sott’acqua esattamente come in superficie, una quantità impressionante di lenze e ami da pesca ancorati a ogni appiglio.

Le ricerche avvenivano al tatto, al punto che un sommozzatore dei vvff riemerse una volta con un amo da pesca conficcato nella fronte.

Fulvio non era visibile benché le ricerche avvenissero sulla sua esatta posizione e dove i ragazzi avevano indicato alle autorità. Nemmeno i robot portati da Roma e da Ancona, nemmeno gli ecoscandaglio e altre sofisticate apparecchiature riuscivano a distinguere una sagoma umana in quell’inferno di polvere e detriti.

Nemmeno i voli a bassa quota degli elicotteri dei vvff e dei carabinieri fornirono esiti. Un delirio.

Un ulteriore conforto lo portò la presenza di mio cugino Daniele arrivato da Bologna per rendersi conto dell’assurdità della cosa.
Rimase con noi per tutto il tempo delle ricerche e fu una importante e affettuosa risorsa.

Il suo aiuto fu grande, sia dal punto di vista pratico sia da quello psicologico.

Parallelamente si svolgevano a terra ulteriori ricerche con unità cinofile particolarmente addestrate,  parteciparono inoltre con varie competenze i Vigili del Fuoco di Ascoli, Teramo, Ancona, Firenze e Roma, i Carabinieri di Montemonaco e Roma, il Corpo Forestale dello Stato, la Protezione Civile, il Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico,  il Comando Prov. Guardia di Finanza Ascoli Piceno, la Croce Rossa Italiana Comitato dei Sibillini, il sindaco di Montemonaco, di Montefortino, di Comunanza e di Vetralla, il Prefetto di Viterbo e di Ascoli Piceno e persino conoscitori del posto accorsi per dare una mano in una storia incredibile e inaccettabile.

Noi eravamo con loro, sia ai briefing che sul campo componendo parte delle squadre o autonomamente.

Nonostante le ricerche in acqua proseguissero ininterrottamente, ci si attendeva che entro pochi giorni il corpo affiorasse spontaneamente in superficie per i noti fenomeni che in questi casi naturalmente accadono.

Ma Fulvio non riaffiorava.

Questo, pur allungando la nostra agonia, accendeva nuove speranze sulla possibilità che fosse da qualche parte incagliato lungo la costa ancora in vita o errabondo privo di conoscenza chissà dove nei dintorni.

Ed è qui che vorrei ricordare Emilio, un ragazzo splendido, determinato, dalla generosità smisurata, capo delle ricerche di terra e componente del soccorso alpino. In effetti le ricerche via terra ufficiali si svilupparono in due giornate. La zona nelle immediate vicinanze del lago fu battuta in lungo e in largo. Durante la prima giornata in particolare capitò un evento che, con il senno di poi, non avrebbe dovuto riaccendere quelle speranze che in effetti riaccese.
Un cane fiutò Fulvio sulla riva opposta a quella da cui era entrato in acqua, a circa cento metri di distanza da noi.
La traccia era chiara e il cane non aveva dubbi: Fulvio era arrivato alla riva opposta. Ma la traccia si arrestava là, per quanto il cane cercasse nei pochi metri intorno alla pista fiutata, tornava sempre lì e lì rimaneva.

Era evidente che da quella sponda Fulvio era rientrato in acqua per poi sparire definitivamente. Ma noi speravamo ancora con l’unica forza disponibile: quella della disperazione. A riguardo ricordo ancora Maurizio, mio figlio più piccolo, che in una ricerca notturna da noi effettuata autonomamente con mezzi precari e torce che consentivano una visibilità di non oltre dieci metri, con altrettanta disperazione intendeva calarsi in un crepaccio di cui non si vedeva il fondo. Forse quello fu un momento se non il momento più pericoloso che abbiamo vissuto. Avemmo tutti paura per la sua determinazione a calarsi e fu un grosso impegno tirarlo via da lì. Il giorno dopo alla luce del sole era chiaramente visibile in quel punto un salto di buoni 7 metri che si sarebbe potuto rivelare fatale. 

Dopo la seconda giornata di ricerche fu redatto un verbale che le dichiarava concluse dato che la zona interessata e anche più, era stata battuta da circa 500 uomini e sette unità cinofile distribuiti nelle due giornate considerando persino alcune indicazioni pervenute da alcuni sedicenti sensitivi non meglio identificati. La disperazione non bada quasi mai alle fonti.
Lo sconforto era completo. Fulvio non riemergeva e neanche si trovava. Ebbene Emilio non ci abbandonò neppure a ricerche concluse. Fu sempre con noi grazie al solido e affettuoso rapporto che era nato. Proprio in quei giorni si fece viva quella peste di mia cugina Carla che tornata dall’Africa dove svolgeva volontariato, continuò la sua "missione umanitaria" al nostro fianco.
Arrivò anche mio figlio più grande Valerio che portò con se Paolo, una persona magnifica, e altri due generosi amici. Emilio si presentava la mattina, a colazione e ci chiedeva: dove volete andare a cercare oggi? Ecco. Questo era ed è Emilio. Fuori dai suoi compiti professionali e di volontariato e lasciando indietro i propri interessi era con noi per i monti, a scarpinare a passare e ripassare in posti già visti decine di volte con persone ben più efficienti di noi solo per la nostra comprensibile ma ingiustificata  ansia basata sul “forse non avranno visto bene o gli sarà sfuggito sotto un cespuglio”. Non saprò mai ringraziarlo abbastanza per la dedizione e la pazienza offerte.

Se Carla era una pazza Paolo e Valerio non erano da meno. La loro volontà di ritrovarlo e ritrovarlo vivo, magari in preda a chissà quale amnesia, contagiò un po' tutti, persino molti paesani che con noi si ritrovavano puntualmente alla stazione d’acqua da cui ogni giorno partivano le estenuanti ricerche sotto la superficie del lago,  erano ormai familiari aggiunti.

Carla completamente integrata e con un elettroencefalogramma a forma di stelle filanti fu una terapia potentissima e indispensabile per tutti noi. Nessuno potrà mai capire l'opportunità energetica della sua presenza.

Altra figura di spessore era il maresciallo dei carabinieri di monte monaco, Valentino, che per tutto il tempo delle ricerche non aveva mai considerato che Fulvio giacesse sott’acqua, ma che se ne fosse andato per chissà quale ragione in cerca di emozioni. Diceva sempre:
guardate che Fulvio non ci sta là sotto, me lo sento. Quello se ne è andato, mettiamoci l'anima in pace.
Erano parole extraprofessionali, spontanee, assolutamente estranee alle indagini e alla carica ricoperta. Parole da amico. Non conosceva Fulvio né il rapporto che avevamo, ma era comunque una presenza positiva che contribuiva ad alimentare aspettative di vita. Continuamente ci raggiungeva al campo dove vivevamo, ci chiedeva di cosa avessimo bisogno e se poteva con sua moglie rendersi utile. Mi regalò anche un bellissimo piumino di marca che ancora ho e che mi fece comodo durante e dopo le ricerche.

Una figura paterna e dolcissima fu poi il responsabile del corpo forestale dello stato della stazione di monte monaco: Vittorio. Mi ricordo quando durante le ricerche scattai una foto col telefonino alla mia ex moglie, Tiziana mamma di Fulvio, abbracciata a Maurizio (nostro figlio) mentre la consolava. Vittorio era presente e dovette allontanarsi perchè non riusciva a trattenere le lacrime. Continuamente ci chiamava, ci dava indicazioni sull'andamento delle ricerche, e chiedeva di cosa avessimo bisogno. Una figura di un'umanità indescrivibile.

E poi ancora Andros ed Elisabetta altri due ragazzi del posto coinvolti in quella confusione di affetti: Andros in particolare era rimasto molto scosso dalla storia e aveva avuto delle strane visioni su Fulvio.

Ci raggiunse poi Claudio, un altro cugino e fratello più piccolo di Daniele che restò con noi fino a quando, a cose per così dire risolte, lanciammo un ultimo saluto di fiori al lago… e a Fulvio.

Si unì a noi per qualche giorno il mitico Andrea, omone rosso, imponente, dalla mente moooolto "attiva ed epica", che contribuì, pur con la sua stazza, ad alleggerire la tensione, che a volte raggiungeva livelli di guardia. Un grazie riconoscente anche a lui e alla sua generosità.

Due figure inoltre hanno vissuto con noi i momenti più importanti di tutta la vicenda, quelli conclusivi: Teresa e Rita, due "esoteriche" amiche di Tiziana che in un momento in cui non sapevamo proprio più cosa sperare e come sperarlo sono state capaci di manifestarci tutto l'affetto e il sostegno di cui disponevano.

Manca all'appello Simone, il piccolo grande Simone, il miglior amico di Fulvio, un fratello coetaneo che arrivò anche lui a trovarci con i suoi genitori, senza parole, con una specie di sorriso che faceva da scudo a ciò che gli ribolliva dentro e a cui sento ancora di dir grazie per aver contribuito ad insegnare e ad imparare a Fulvio e da Fulvio il senso più profondo della parola Amicizia.

Tutti i miei colleghi di lavoro, Gianni, Max, Marino, Mirko e Carletto, abbandonarono ogni cosa e vennero in due tappe sul posto. Mi sentii capito ed amato e sostenuto in tutti i modi possibili… ma proprio tutti!. Anche Don Luigi, un prete un po sui generis che completava la compagnia era sconvolto e stupito per quanto accadeva (Fulvio non era ancora emerso la prima volta che ci vedemmo). Fu una grande figura, un uomo che davvero ricordò a tutti, persino e soprattutto alla sua chiesa (preferisco evitare i dettagli) che se c'era un Salvatore venuto a morire per noi, questi non aveva fatto distinzioni tra pubblicani e ortodossi, santi, ladroni e prostitute. Dimostrò inoltre un'umiltà e un'accoglienza che molti laici si sognano, ospitando il giorno dei funerali nella parrocchia da lui condotta chiunque avesse voluto stringersi in qualche modo intorno ai resti di Fulvio: credenti, testimoni di geova, esoterici, atei, agnostici e anticlericali e dando addirittura la possibilità di esprimere prima della funzione un ricordo libero e autonomo fuori da ogni liturgia di rito. Accoglienza che molti di noi disertano con orgoglio e a volte disprezzo grazie alla loro schierata militanza, e pensare che Fulvio non era nemmeno battezzato.

E ancora Vittorio, Laura, Giovanni… abitanti del luogo.

E proprio Giovanni e Laura erano presenti la mattina del 14 Settembre quando indistinto verso la riva opposta in una calma irreale e su un'acqua vitrea riaffiorò spontaneamente in superficie ciò che restava di Fulvio.. furono i primi che ci abbracciarono e condivisero le nostre lacrime mescolandole alle loro.

L'atteggiamento di  Laura e della sua famiglia è qualcosa che credo rappresenti un po' lo spirito della gente del posto, gente discreta ma che non esita a manifestare una solidarietà sobria e assoluta a chi ne ha bisogno. 

Questo accadeva dal 28 Agosto al 14 Settembre 2009 e questo è il modo in cui provo tanto affetto e riconoscenza per persone buone che ci hanno confortato ma che anche noi abbiamo confortato in un rapporto di grande umanità e per il quale era davvero difficile capire chi stava dando e chi stava ricevendo qualcosa di assolutamente inestimabile.