Towards a clean nuclear energy

NEUTRONS

FROM PIEZONUCLEAR REACTIONS

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SPEEDING UP THORIUM DECAY

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PIEZONUCLEAR NEUTRONS

This important documentation is here available in english for anyone who wants to know the major researches conducted in Italy about piezonuclear reactions and their special secondary phenomena.

Many thanks to Ph.D. Walter Perconti and Andrea Petrucci.

 

 

        NEUTRONS PRODUCTION  THORIUM DECAY

PIEZONUCLEAR NEUTRONS

Reazioni piezonucleari F. Cardone

RELAZIONE SU

INDAGINI, RISULTATI E SVILUPPI TECNOLOGICI DELLE

REAZIONI PIEZONUCLEARI DA PRESSIONE ULTRASONICA

In occasione del forum Energia Ambiente – sostenibilità del sistema, organizzato dal Lions Club distr. 108-A tenutosi a Chieti il giorno 21 u.s., il Prof. Fabio Cardone ricercatore del CNR ha relazionato personalmente sul contenuto dei due post precedenti.
 

VERSO IL NUCLEARE PULITO
SCOPERTA E SFRUTTAMENTO
 DELLE REAZIONI NUCLEARI ULTRASONICHE.

L’intero forum è scaricabile in video dal sito della televisione abruzzese on line VIDES.TV  (che ne detiene i diritti) a questo link.
I tre spezzoni qui proposti ne rappresentano ovviamente una frazione.
Si tratta di una piccola lezione divisa in tre parti della durata complessiva di circa 23 minuti.
Il Prof. Cardone affronta in modo tecnico ma estremamente accessibile i contenuti delle esperienze di laboratorio effettuate tra il 2004 e il 2007 per la produzione di energia nucleare NON radioattiva.
Ho pensato che nonostante sia possibile scaricare l’intero resoconto dal post precedente, questo ulteriore contributo potesse costituire una sorta di testimonianza utile a chiunque voglia raccogliere le esperienze di laboratorio dalla voce di uno tra i principali attori.
Nel secondo spezzone in particolare emerge anche la personalità dell’uomo di fede.
L’aspetto è già stato trattato qui in modo approfondito e spero di cuore non rappresenti motivo di pregiudizio o chiusura (come purtroppo a volte accade).
La scoperta e le applicazioni derivanti sono ben aldilà di qualsiasi connotazione di appartenenza fideistica.
Se saranno ulteriormente confermate e sfruttate potrebbero ragionevolmente trasformarsi in fatti epocali.
Buona visione.
red

parte 1/3

parte 2/3

parte 3/3                   

FABIO CARDONE VOLUME

VERSO IL

NUCLEARE PULITO

SCOPERTA E SFRUTTAMENTO DELLE

REAZIONI NUCLEARI ULTRASONICHE

 

Colpisce che la scoperta sia avvenuta intorno al 2004  (quindi sotto mandato Berlusconi) in cui a capo del CNR si trovava il tanto contestato Dr.Fabio Pistella (poi destituito dal successivo governo Prodi). E colpisce anche che in questo preciso momento storico che vede:

- un petrolio più costoso del Barolo

- un ambiente che comincia a pagare costi di antropizzazione paurosi

- la reperibilità relativamente rara del combustibile uranio

- l’avidità energetica mondiale

ci si ritrovi tout court a disposizione una scoperta (trasformabilissima in tecnologia) capace di fornire a tutte queste problematiche un’unica risposta. Nello stesso quadro coesistono:

- un panorama scientifico di ricerca mondiale significativo come quello giapponese di Y.Arata, quello americano di R. Taleyarkhan e ora anche quello italiano del CNR

- la proprietà italiana del brevetto sullo sfruttamento della scoperta (v. post precedente)

- Un neo governo che rilancia il nucleare

Il Prof. Cardone ci tiene a ribadire che la scoperta/invenzione dalla quale ha già ricavato tutte le soddisfazioni possibili (reazioni nucleari ultrasoniche), non è sua ma dell’Italia intera, che nulla gli appartiene e che nulla di ulteriore si aspetta  se non  la propria tranquillità. Le proprietà fisiche del fenomeno (se di "padroni" si può parlare) sono della collettività. La sua missione si è esaurita con la scoperta. L’Ansaldo nucleare è fortememente interessata allo sfruttamento del principio del quale il CNR detiene i brevetti. L’Italia quindi, forse di nuovo alla ribalta con gli studi applicativi di una nuova energia, pulita, abbondante, economica, utile alla neutralizzazione delle attuali scorie, e chissà cos’altro, visti i notevoli effetti "collaterali" di trasformazione della materia.

É il momento degli investimenti, dei capitali utili a liberarci dalle schiavitù geopolitiche ed economiche dei "signori dell’energia".

L’Italia oggi può a ragion veduta avventurarsi in tutto questo. La parola sta ora al CNR e a quanti crederanno e investiranno per il bene di tutti. DI TUTTI!

 Il Prof. Cardone mi ha chiesto di mettere a disposizione la sua pubblicazione di chiunque voglia approfondire, anche se superficialmente, l’argomento.

Ecco qui.

CLICCA SULL’IMMAGINE

PER SCARICARE

***

N. B.

!!!

Piccola dimenticanza dei due post precedenti:

 il doppio dell’energia prodotta da 30Kg di uranio, è stata ricavata con la macchina sperimentale del CNR da… ..pochi grammi di cloruro di ferro

- NEL POST PRECEDENTE

UN SUNTO DELLA PUBBLICAZIONE CON IMMAGINI -

Fabio Cardone e il nucleare pulito

VERSO

IL NUCLEARE

PULITO

Scoperta e sfruttamento delle reazioni nucleari ultrasoniche

 

Quello che ho ricavato dall’incontro con il Prof. Cardone è stupore.

Spero di riuscire a trasmetterne un pochino a chi si avventurerà tra queste righe. E soprattutto spero che tutti, secondo la propria cultura e sensibilità, contribuiscano a diffondere, anche contestandolo,  quello che proverò a comunicare; il net è popolato da santi e ladri ma ha il pregio/difetto di non poter essere “inquisito” troppo facilmente. Confido in  questo aspetto. Uno dei più grandi rischi che corre questa nuova scoperta proviene infatti dalla censura mediatica che come sappiamo è sempre sotto il controllo di quella economica e/o di regime.

Cerco di riportare con la massima fedeltà possibile quanto il prof. Cardone mi ha autorizzato a riferire e che è contenuto nella pubblicazione che dà il titolo al post.

  

Premessa

Nel 1989 venne osservato un fenomeno fisico particolare cui fu successivamente attribuito il termine di sono-luminescenza.  Sconcertava il fatto che dei liquidi, sottoposti a una pressione sonora, diventavano emettitori di  luce. La luce in fondo è una forma di energia, onde o radiazione elettromagnetica.  Furono avanzate molte ipotesi su come potesse trovare spiegazione il fenomeno. Ci si concentrava perlopiù sulla pressione sonora esercitata sui liquidi, ma ci si rese ben presto conto che il cuore del fenomeno risiedeva nella cavitazione.

Cos’è la cavitazione?

Le bolle di gas disciolte nei liquidi e sottoposte a pressioni sufficienti a comprometterne l’equilibrio interno, si comportano in modo opposto a quanto farebbe una bolla di sapone che galleggia in aria: invece di esplodere, implodono. Le pale dell’elica di un natante presentano infatti una serie di abrasioni e usura caratteristici provocati proprio dall’implosione di queste micro bolle gassose in prossimità del metallo di cui l’elica è costituita. La pressione esercitata dal movimento dell’elica, è quindi la causa sufficiente a provocare le micro implosioni. Ci si accorse che queste erano tanto piccole e di così breve durata da concentrare un’impressionante quantità di energia in uno spazio infinitesimo. Gli ultrasuoni in particolare riuscivano poi a causare il collasso delle bolle disciolte in acqua a temperatura e pressione ambientali. Stupiva inoltre il particolare che le bolle sottoposte a pressione ultrasonica, trasformavano spontaneamente l’onda di pressione in onda d’urto. Si apriva la strada delle misurazioni: la via prediletta di ogni empirista.

Osservando la quantità di luce emessa nei liquidi sollecitati dagli ultrasuoni, si iniziò a stimare la temperatura raggiunta nei microscopici spazi prossimi alle piccolissime onde d’urto: Migliaia, centinaia di migliaia e infine milioni di gradi. Erano temperature ovviamente confinate a spazi infinitesimali, ma comunque sufficienti ad obbligare gli atomi disciolti nel liquido a liberare luce grazie al rilascio dei componenti dei quali sono costituiti. L’idea che le bolle potessero dar luogo ad una serie interminabile di piccolissime onde d’urto in modo da innescare una reazione a catena, fu raggiunta con estrema rapidità. Certo era necessario che le bolle contenessero gas utili a provocare una reazione nucleare quando fossero state sottoposte a cavitazione. Si provarono così varie miscele di deuterio e acqua pesante con alterne fortune, perlopiù affidate al "vediamo che succede se"…. Inziò quindi la fase analitica nel corso della quale si fece strada una nuova terminologia per identificare il fenomeno: reazioni piezonucleari.

Non stupisce che i primi enti a finanziare la ricerca sistematica in questo nuovo campo della fisica fossero il ministero della difesa e quello per l’energia degli Stati Uniti d’America.

Le indagini si svilupparono durante i periodi 1992-1998 e 1999-2002. Nel densissimo volumetto del Prof. Cardone “VERSO IL NUCLEARE PULITO – scoperta e sfruttamento delle reazioni nucleari ultrasoniche” è contenuto un sintetico riepilogo degli sviluppi di queste ricerche, che così conclude:

…Nei successivi esperimenti condotti all’Università Perdue, Taleyarkhan finalmente decise di rinunziare agli impulsi di neutroni dall’esterno ed in più decise di cambiare liquido tornando all’acqua pesante. Purtroppo non riuscì a rinunciare alle radiazioni per catalizzare la produzione delle bolle, e mescolò all’acqua un composto di uranio radioattivo, nitrato di uranile, scatenando successivamente le solite polemiche sterili ma questa volta più violente, col noto risultato che dalle polemiche tra scienziati l’unica a rimetterci è la scienza. Infatti come si può pensare che venga prodotta energia nucleare con gli ultrasuoni se comunque si usa uranio? … … Continuò peraltro a rimanere l’incognita dei raggi gamma, che non era chiaro se venissero o meno prodotti ed eventualmente in che entità, questo rimase una sorta di mistero irrisolto che continuò ad aleggiare su tutti gli esperimenti. In effetti questi esperimenti lasciarono tutti con una sola domanda, se la pressione sotto forma di onda di pressione, onda d’urto o collasso da cavitazione, potesse o meno produrre o catalizzare reazioni nucleari, e se si, di che tipo? Nuove o note?

 

LA RICERCA ITALIANA

I metodi e gli approcci di casa nostra ci distinguono enormemente da quelli americani o anche tedeschi del secolo scorso. Il prof Cardone sostiene che …”bisogna pensare prima di agire, ma senza troppi preconcetti o pregiudizi, consapevoli che la logica della natura non è quella umana, altrimenti la scienza sarebbe davvero troppo facile…”

 

LA GEOMETRIA

Gli studi teorici che intorno al 2003 precedettero gli esperimenti furono lungamente dibattuti in molti atenei (la Sapienza, Roma 3, l’Aquila, Perugia, Messina e Torino e ovviamente al CNR). Contribuirono a questi studi preliminari anche le Università di Danzica, Del Maryland, di Harvard, il politecnico di Boston (MIT) e i laboratori europei del CERN.

L’idea di partenza era che lo spazio attorno ai nuclei atomici non fosse piatto come un foglio di carta posato su un tavolo, ma che fosse possibile per le forze nucleari deformare lo spazio microscopicamente almeno entro certi limiti.

Questa ipotesi esposta sommariamente nel volume già citato ma molto più accuratamente in DEFORMED SPACE TIME (F. Cardone – R. Mignani Ed. Springer), costituì la base per una teoria estremamente complessa sia riguardo a come doveva deformarsi lo spazio (e il tempo!) sotto l’azione di forze sorprendentemente autonome come la radioattività e l’interazione nucleare, sia per come sarebbe dovuta essere realizzata una macchina sperimentale capace di tenerne conto. Nel volume sono puntualmente segnalati collaboratori, eventi e concetti che avrebbero portato al prototipo che fu poi realizzato e messo in funzione. Inoltre è opportunamente specificato come e perché si pensò al ferro come “combustibile” ideale da impiegare per le prove (materiale inerte tutt’altro che radioattivo).

Considerando la tavola degli elementi… tutti i nuclei a partire dal più piccolo, il Deuterio, fino al più grande, l’Uranio, sono ordinati secondo il valore crescente della loro energia di legame per componente. Tra i due estremi vi è il Ferro, che si trova circa a metà tra Deuterio e Uranio, inoltre il Ferro possiede il valore più alto dell’energia di legame per componente tra tutti i nuclei degli elementi, ed in più il Ferro è inerte, cioè non radioattivo. Per questa sua proprietà di avere l’energia di legame più alta, il ferro è il più svantaggiato per produrre energia nucleare ed anche il meno incline a farlo. Scherzando si può dire che il suo nucleo è… “duro come il ferro” e quindi sarebbe l’elemento meno opportuno da considerare, almeno secondo il buon senso, come avrebbe detto Fermi. Ma tutto questo in condizioni normali, ossia in un spazio piatto. Viceversa in uno spazio deformato dalle energie nucleari, il Ferro si trova in posizione avvantaggiata. Infatti se vi è una soglia di energia da raggiungere, che è al di sopra di tutte le energie di legame, il nucleo con l’energia più alta è quello più vicino, quello che a parità di potenza fornita la supera per primo fra gli altri nuclei e, cosa più importante, nel minor tempo… Questo è un ragionamento di estrema semplicità ed eleganza che riassume una serie di ragionamenti e calcoli alquanto complessi ed è dovuto al fisico italiano W. Perconti.

L’ESPERIENZA

Il progetto fu eseguito da un equipe di esperti con a capo il Prof. Cardone. Si trattò di un’efficientissima sinergia tra accademici  ed esercito italiano.

Certo che esigere dal ferro un’emissione di energia nucleare, per giunta nell’arco ragionevole di poche decine di minuti sembrava essere quanto di più avventato si potesse pretendere. Con gli ultrasuoni poi…

…Per comprendere l’enormità della cosa si consideri il fatto che gli ultrasuoni agiscono sugli atomi che sono 100.000 volte più grandi del loro nucleo, invece il nucleo ha un’energia 100.000 volte più grande dell’atomo, da cui l’enorme disparità tra l’energia nucleare e quella chimica.

Eppure l’idea era quella che nello spazio deformato, in presenza quindi di una geometria deformata, si potesse cambiare una leva tragicamente svantaggiosa in spudoratamente vantaggiosa.  

LA MACCHINA

Collaudato e realizzato dalle forze armate, il “cavitatore” (questo il nome assegnato all’apparecchiatura) presentava due punti di forza non considerati nei precedenti esperimenti americani e di Perugia: la separazione del “sonotrodo” dalla camera di reazione e un sistema di raffreddamento di nuova concezione.

Senza scendere in dettagli le proporzioni del sonotrodo e della camera di reazione dovevano avere una geometria estremamente precisa a causa delle dilatazioni termiche cui sarebbero state sottoposte. La cura estrema di questi aspetti (geometria e sistema di raffreddamento), avrebbero consentito il funzionamento a regime della macchina senza limiti di tempo.

La macchina funzionava in modo stabile. Emissione di ultrasuoni a 20Khz (20.000 oscillazioni per secondo) con un intensità di 100 watt.

Ora si trattava di scegliere il “combutibile”.

Si scelsero elementi ordinati per massa ed energia nucleare per componente del nucleo: Litio, Alluminio, Ferro. Sotto forma di cloruri per tutti e tre ma con in più il nitrato di ferro. Non ci si aspettava ovviamente alcuna emissione di neutroni da parte di litio e alluminio, ma dal ferro si. Quantità, proporzioni, dosaggi e quant’altro fosse necessario alla buona riuscita dell’esperienza era comunque previsto dalla teoria. Si trattava ora di scegliere un altro determinante componente per le verifiche: un rivelatore di neutroni efficiente. Si optò per il meglio: rivelatori termodinamici della canadese BTI.

Questi consentivano di bloccare, rendere visibili, contare e fotografare le bolle di un idrocarburo, immerso in una gelatina, e messo in ebollizione dall’energia dei neutroni. La spesa fu sostenuta con coraggio dalle forze armate.

 Nonostante la notevole affidabilità dei termodinamici di verifica, nel 2005 si volle comunque dotare il sistema di un ulteriore strumento di rivelazione: lastre fotografiche di policarbonato (CR39) corrette al Boro.

Nel 2006 infine si aggiunse un rivelatore al trifluoro di Boro per la registrazione elettronica dei dati. Ciò avrebbe permesso il disegno di un grafico sulle emissioni di neutroni, la loro quantità e l’energia prodotti nell’arco dei 90’ di funzionamento della macchina.

ACCENSIONE..

Nei 90 minuti di durata dell’esperimento non fu misurata nessuna emissione di neutroni per quanto riguarda Litio e Alluminio.

Ma con il Ferro rimanemmo di sasso: primo esperimento e primo successo.

I controlli incrociati con i nostri tre sistemi di rivelazione cominciarono a dare in perfetto accordo segnali di attività nucleare (emissione di neutroni) dopo 50 minuti ca.

Nessuna presenza di radiazioni alfa e beta al di fuori della camera di reazione, né durante i 90 minuti della prova, né postuma a esperienza conclusa e macchina spenta. Nessuna presenza di radiazioni gamma in ogni condizione. Ulteriori comparazioni vennero effettuate con cloruro di Ferro e nitrato di Ferro, sempre con i medesimi risultati. La forma chimica non influenzava la produzione di neutroni, solo la presenza del ferro era determinante.

All’incremento delle quantità di ferro inserite nella camera di reazione corrispondeva un incremento del tempo necessario alla produzione di neutroni. Questo confermò definitivamente l’esistenza di un’inerzia e quindi di un campo di attesa nel processo di produzione delle reazioni piezonucleari mediante ultrasuoni e cavitazione.

Nel 2006 gli esperimenti vennero spostati da una sede dell’esercito italiano ai laboratori del CNR a Roma allo scopo di verificare la ripetibilità dei fenomeni: stessi identici risultati, stessa medesima assenza di radiazioni alfa, beta e gamma.

 

L’assenza di radiazioni gamma da noi riscontrata, fu campo di indagine approfondito anche di altri ricercatori: esperienze accurate usando spettrometri con cristallo di Ioduro di Sodio e Tallio, confermarono ulteriormente l’assenza di radiazioni gamma.

Fu a questo punto molto interessante quanto proposto dall’allora Presidente del CNR dopo aver supervisionato i risultati: la comparazione tra la nostra macchina a ultrasuoni e un reattore nucleare convenzionale ad Uranio (in dotazione al centro ENEA di Roma-Casaccia).

Anche questa fu una esperienza sorprendente.

UN’ALTRA SORPRESA

Ma come si sarebbe comportato un elemento che a differenza del ferro fosse stato radioattivo?

Con il Torio, un elemento moderatamente radioattivo, accadeva qualcosa di inatteso e sorprendente.

Vennero preparate soluzioni a bassissimo contenuto dell’isotopo Torio228. Questo è composto da 90 protoni e 138 neutroni e dato che è un esa-alfa emettitore emette 6 particelle alfa che formano su una lastra fotografica di policarbonato un’immagine come le dita di una mano aperta. La sua radiazione è quindi inconfondibile anche in mezzo ad altre radiazioni ambientali.

Il tempo naturale in cui la sua radiazione e il suo contenuto si dimezzano è di circa due anni.

Dei dodici campioni preparati 8 sarebbero stati sottoposti a cavitazione nella nostra macchina e gli altri 4 sarebbero serviti alla comparazione.

Al termine dell’esperienza i campioni cavitati furono sottoposti all’analisi con uno spettrometro di massa ad alta risoluzione (quadrupolare a settore magnetico) riscontrando che sia il contenuto che la radioattività risultavano esattamente dimezzati!!

La misurazione dei neutroni non aveva dato risultati significativi.

Cosa si doveva ritenere?

Che il torio sottoposto a cavitazione si era trasformato in un tempo 10.000 volte più rapido di come accade naturalmente, concludendo che questi era stato soggetto a reazioni piezo-nucleari che ne avevano alterato la natura facendogli superare la soglia di energia della forza radioattiva aldilà della quale anche la geometria di tale forza… non era più piatta.

Il caso del Ferro e del Torio potrebbero diventare emblematici di un altro fatto, che il superamento della soglia di deformazione è un po’ attraversare “lo specchio di Alice” per entrare in un luogo in cui il ferro inerte emette neutroni anche se è il più sfavorito a farlo, mentre il Torio radioattivo perde la sua radioattività in un tempo troppo breve producendo una situazione inerte….

 

NOTA!!!

QUESTA SCOPERTA E’ PROPRIETA’ DELLO STATO ITALIANO COME DA BREVETTI A TITOLARITA’ 100% CONSIGLIO NAZIONALE DELLE RICERCHE (CNR)!!!

RIUSCIREMO MAI A BENEFICIARNE?

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CONCLUSIONE

Le prospettive sono molteplici e inimmaginabili. Si pensi soltanto alla possibilità di neutralizzare le attuali scorie radioattive delle centrali atomiche convenzionali. Per non parlare della quantità di energia ricavata dal ferro, un elemento presente in natura con proporzioni impressionanti rispetto al petrolio e incredibili in confronto all’uranio.

Il professor Cardone ha inserito nel suo piccolo ma scioccante volume (da cui prende il titolo il post) tutta una serie di importanti osservazioni circa lo sfruttamento di questi fenomeni, nonché una acuta disamina del panorama geopolitico ed economico contemporaneo.

Forse in un prossimo post.

Fabio Cardone

 

FABIO CARDONE

elogio del cattolico reietto

Se digitiamo il suo nome affidandoci a google la prima voce che ci viene proposta è una controversia giuridica di plagio scientifico internazionale: nonostante l’infondatezza delle accuse e la sentenza che ha chiuso definitivamente l’improbabile contenzioso (gli atti sono qui publicati), Fabio Cardone prosegue assieme al suo collega Roberto Mignani profonde e sconcertanti ricerche sulla produzione di un’energia nucleare priva sia di combustibili che di scorie radioattivi.

Durante una serata pervasa dallo stupore (il mio) il prof Cardone ha illustrato al suo collega Dr. Massimo Corbucci e al sottoscritto, i meccanismi che rendono possibili reazioni nucleari ultrasoniche per cavitazione (tramite acidi ferrosi disciolti in acqua).

Nel prossimo post proverò a descrivere unitamente alla fenomenologia e ai criteri di massima per determinarla, anche le prospettive ed alcuni dei non meno interessanti effetti spuri che si determinano sotto l’azione della sollecitazione ultrasonica (cavitazione nucleare). Ringrazio il Prof Cardone non tanto per la sua sterminata pazienza nel provare a inserire nella mia testa i suoi traguardi, ma per la cocciuta determinazione nel perseverare assieme al suo collega Prof. Mignani, in una ricerca priva di qualsiasi sostegno, in ambiti extra accademici, senza fondi, con una semplice equipe di entusiasti pari suo, armato spesso di soli carta e penna(!!!), e rischiando sulla propria pelle in un campo minato da neutroni e odiosi tornaconti, scientifici, politici, economici, culturali.

Appartenenze e disappartenenze (di categoria, politiche, fideistiche, culturali ecc.) spesso coincidono con l’idea ancor più deleteria di omologazione e/o esclusione da ambiti che con le proprie personali appartenenze non hanno nulla a che vedere. Questo effetto (che non ha una causa oggettiva di metodo) si manifesta in tutta la sua violenza in campo scientifico.

Il ricercatore deve rispondere al "canone", non deve essere preda di culti, anzi, il ricercatore con la R non deve proprio essere un teista, secondo quel canone stabilito da autore/i tanto "rigido/i" quanto anonimo/i.

Ecco l’omologa. Un’omologazione che violenta non solo lo scienziato che ha fede, ma l’umanità intera che delle sue scoperte potrebbe giovarsi.

Riporto a sostegno quanto presente on line nell’url UAAR (unione degli atei e agnostici razionalisti) su Fabio Cardone non tanto per criticarne i contenuti (anche io sono sostanzialmente agnostico) quanto per dimostrare come le appartenenze, le omologazioni, le culture diventino un formidabile strumento di delegittimazione a prescindere dalla validità delle ricerche condotte nelle varie discipline.

Post UAAR ed alcuni commenti:

Italia: terzo millennio = terzo mondo.

N. 3: il laboratorio cristiano

Caro direttore, lei non ci crederà, ma è tutto vero. È successo oggi, non nel medioevo. A Sulmona, in Abruzzo. Uno scienziato del Cnr, nell’annunciare pubblicamente e trionfalisticamente che la sua scoperta consentirebbe di ottenere energia nucleare pulita dal ferro, dopo aver affermato en passant che la «materia è opera del diavolo», ci ha informati che il suo laboratorio, prima di utilizzarlo, lo aveva fatto benedire, insieme al crocifisso alla parete, dal vescovo. Aggiungendo, con squisito spirito scientifico, che lo straordinario esperimento, che porterà a poter fare a meno dell’uranio e delle sue scorie radioattive, era riuscito senza incidenti grazie alla protezione del crocifisso. «Il nostro – ha rivendicato orgogliosamente – è un laboratorio cristiano». Gli esperti diranno se il tentativo del nostro scienziato è attendibile o se, al contrario, ha la stessa velleità di chi vuole cavar sangue da una rapa. Noi del pubblico siamo stati presi da grande commiserazione per quei poveri scienziati non cristiani. Privi di tutela celeste, la loro è un impresa difficile, se non impossibile.

 

yarlaim scrive:

 5 Marzo 2008 alle 18:33

Ahinoi, questa è la conseguenza dei ciellini con le mani in pasta nelle università.

Lorenzo G. scrive:

 5 Marzo 2008 alle 18:43

Il classico caso in cui “si ride, ma ci sarebbe da piangere”.

 

noone scrive:

 5 Marzo 2008 alle 18:59

Si ma chi e’ lo scienziato? di chi state parlando?

 

jacopo scrive:

 5 Marzo 2008 alle 19:12

Propaganda, una delle tante soluzioni quando mancano i fondi per la ricerca.Certo che fa sempre un po’ impressione avere di fronte persone grossolane.E’ stata verificata la notizia?

 

JameSnake scrive:

 5 Marzo 2008 alle 19:27

Siamo sicuri che non sia una bufala? Sono abituato a tutto ormai ma questo mi sembra davvero TROPPO ridicolo, anche perché non ho trovato nulla riguardo a questo scandalo altrove nella rete…

 

Vash scrive:

 5 Marzo 2008 alle 19:31

SPERO che si trati di una bufala. Se così non fosse quella persona andrebbe condotta in un ospedale psichiatrico perchè quei non si parla di fede ma di follia pericolosa per lui stesso e per tutti quelli che gli stanno intorno!

 

zorn scrive:

 5 Marzo 2008 alle 20:16

Aspettate amici calma, può essere che abbia parlato così solo per ottenere finanziamenti da qualche emissario vaticano, visto che in italia la ricerca è alla fame… diversamente è chiaro che costui va bandito dalla definizione di scienziato…

 

zorn scrive:

 5 Marzo 2008 alle 20:19

No, no ragazzi, la scoperta è troppo importante, sarò brutale ma il fine giustifica i mezzi meglio ingraziarsi qualche prelato x avere soldi…

 

Enrico Greco scrive:

5 Marzo 2008 alle 20:49

Forse volevate scrivere “scemenziato”…

 

demos scrive:

 5 Marzo 2008 alle 20:54

Mi sorge un dubbio. L’esperimento funzionerà in un laboratorio ateo?

 

luxio scrive:

6 Marzo 2008 alle 12:57

dio, dio perché ci hai abbandonati!!!!!!!

 

Dupondio scrive:

7 Marzo 2008 alle 01:29

Sono anticlericale quanto voi. Ogni riferimento a dio o al diavolo per ogni nonnulla mi fa intorcinare le budella. Tuttavia mescolare il bigottismo e le eventuali capacità scientifiche del signor Cardone non fa onore a quanti della razionalità fanno conduzione della propria vita. Il bigotto non é necessarimente un demente. Si può essere supertiziosi quanto si vuole e alla stesso tempo possedere capacità cerebrali (rivolte alla scienza in questo caso) ben organizzate. Galilei era un fermo credente e un grande scenziato. Abbiamo una grande ammirazione per il Galileo scenziato che ci fa dimenticare la sua pavidità nei confronti dei suoi aguzzini ecclesiastici. Che io sappia mai nessuno ha fatto del sarcasmo sul servilismo clericale di Galilei. La lettura “De’ massimi sistemi” ci fa dimenticare la sua pusillanimità? Conclusione. Diamo al signor Cardone la possibilità che egli possa essere nel vero. Tutto sommato di mestiere fa il ricercatore. Per quanto riguarda i riferimenti che fa al diavolo, sbellichiamoci dalle risate.

Quest’ultimo commento di Dupondio è l’atteggiamento che auspico nei confronti non solo della scienza ma dell’umanità. Caro Dupondio, specifico di seguito le ragioni per le quali Fabio Cardone meriti a mio avviso il prefisso Prof. al posto di Sig.:

 

Fabio Cardone è laureato in fisica presso l’Università de L’Aquila, diplomato in fisica subnucleare presso il Centro Europeo per la Ricerca Nucleare di Ginevra (CERN) e specializzato in fisica delle particelle elementari presso l’Università della Sapienza a Roma. É autore di una cinquantina di pubblicazioni di alto livello tra monografie, articoli specialistici su riviste internazionali di settore e interventi conferenziali. É insegnante di fisica, teoria della relatività, radioattività, analisi matematica, statistica e informatica presso le seguenti università: Syracuse (New York – USA), MIT di Boston (Massachussetts – USA), Danzica (Polonia), S. Tommaso "Angelicum" e Gregoriana (Città del Vaticano), Tuscia (Viterbo), L’Aquila, Messina, Roma 1 (La Sapienza). Componente del CNR, dell’Istituto Nazionale di Alta Matematica (INDAM), e dell’Istituto Nazionale di Ottica Applicata (INOA). Fabio Cardone ha vinto : il premio nazionale per la fisica Galileo Galilei, premio onore al merito (ministero Esteri e regione Abruzzo), medaglia per la fisica teorica dell’Istituto Biografico Internazionale di Cambridge e della medaglia presidenziale per la Scienza assegnata dall’Istituto Biografico Americano. Componente della Società Italiana di Fisica (SIF), della Società Italiana di relatività e Gravitazione (SIGRAV) della Società Italiana di Matematica Applicata e Industriale (SIMAI) della Associazione Americana per il Progresso delle Scienze (AAAS). Il Prof. Cardone è infine componente dell’Accademia delle Scienze di New York (NYAS) Fabio Cardone è cattolico, ma ahimè nessuno è perfetto.. starlo a sentire è comunque un grande privilegio (per me)

red