La fine della scienza

LA FINE

DELLA SCIENZA

Dalla critica al darwinismo, agli albori di una scienza nuova

The End of Science di John Horgan(*) (Trad. it. La fine della scienza , Milano 1998) fece scalpore per il suo provocatorio annuncio di un’imminente "fine della scienza” intesa come raggiungimento dei limiti fisici della conoscenza scientifica.
Sono i metodi di indagine per Horgan ad essere superati e a non consentire ulteriori progressi in molti campi del sapere
Come già evidenziato qui, la scienza del presente e del futuro sarebbe condannata al frustrante ruolo di schiava del business.
Ma c’è chi vede in questa fine, una nuova nascita, un nuovo criterio di ricerca, nuovi campi di indagine, una nuova interdisciplinarità, un modo più attento e moderno di leggere in ciò che ci circonda.
L’avvento della fisica quantistica per tutto il 900 ha spalancato nuovi orizzonti, e nuovi approcci al sapere, impossibili nella vecchia ottica rigorosamente meccanicistica, mettendo addirittura in crisi i concetti di causa ed effetto.
Simultaneamente nelle scienze umane il vecchio materialismo monodimensionale di Freud, ha dovuto cedere pian piano il passo, causa inadeguatezza, alle più ampie prospettive di Jung,  Hillmann,  Frankl sollecitando una visione del cosmo straordinariamente più complessa di quanto fino ad allora ipotizzato.
Cos’è allora la fine della scienza? L’impossibilità di proseguire nel vicolo cieco di una ricerca fondamentalmente basata su meccanismi riduzionistici sempre più limitati e sempre meno promettenti?
Come possiamo non individuare nella teoria della contingenza neodarwinista l’ultimo baluardo di questo gigantesco materialismo classico?
La  teoria sintetica dell’evoluzione ne ha rappresentato per molto tempo la pietra angolare. La pretesa più temeraria di ridurre la vita e il cosmo intero a mero caso e conseguente necessità. La vittoria del progresso evolutivo, basato sull’errore…
Oggi più che mai questa visione globale e totalizzante (alimentata da una filosofia quasi di regime ancor più che da reali successi scientifici) subisce duri colpi dalle nuove conoscenze sulla vita, sulla genetica e sui fossili. E soprattutto considerando che la natura oggi appare molto più conservativa che creativa o mutogena. Riguardo la comparsa della vita sulla terra poi, ogni tentativo esplicativo è finora miseramente naufragato nella speculazione.

Anche il neodarwinismo, come altre idee provenienti dal meccanicismo ottocentesco, deve oggi confrontarsi con una realtà che sembra sempre più lontana da ogni tipologia riduzionista.

Non si tratta di contrapporre gli aspri sostenitori darwinisti ai fondamentalismi religiosi, ma di considerare che la critica al neodarwinismo apre la strada ad un nuovo modo di intendere la scienza, più appassionato e meno semplicistico (come Einstein suggeriva) ed in cui l’evoluzione della specie ormai libera da ogni forma ideologica trova spazio nelle moderne discipline: prima fra tutte la meccanica quantistica.
Lettura:
Seppellire Darwin?
dalla critica al darwinismo, agli albori di una scienza nuova
di
S. D’Alessandro – G. Damiani – R. Fondi – G. Marletta – G. Monastra – M. Sarà
Il Cerchio Iniziative Editoriali

(*)John Horgan è stato per molto tempo redattore presso "Scientific American",


antimateria ed eternità

CONTRO

SPECULAZIONE 1

dalla scienza alla fede

L’approccio principalmente scientifico e/o filosofico a qualsiasi forma di culto, tenta di far emergere le incongruenze e le incompatibilità ontologiche tra immanente e trascendente. Questo modo di affrontare la “teologia” in modo rigorosamente immanentistico, attacca la fede su tre fronti:

- contesta l’impossibilità di pervenire a qualsiasi risultato verificabile

- svuota la domanda del suo stesso senso

- critica l’etica religiosa osservandone gli aspetti oggi inaccettabili (secolarizzazione)

Per dirla alla Isvari questo approccio è semplice e sterile “speculazione”.

Bene.

In questa serie di post, vorrei sollecitare reazioni all’approccio inverso, quello cioè di credenti, veri, preparati, colti, sensibili, che “controspeculano” partendo da riferimenti scientificamente utili ad affermare e a dare sostanza al proprio credo.

Occasione ghiotta per contro-speculare è offerta dal volumetto di S.D.G. A.C. Bhaktivedanta Swami Prabhupāda “ANTIMATERIA ED ETERNITÀ” una pubblicazione edita in lingua italiana (1975).

In occasione del conferimento del Nobel a Emilio Segre e Owen Chamberlain per le note scoperte di antiparticelle elementari, nelle pagine iniziali del volumetto si legge:

 

    1)      Esiste una particella di antimateria di qualità opposte a quella della materia finora conosciuta.

2)      Esiste un altro mondo oltre a quello conosciuto

3)      Questi due mondi possono ad un certo momento urtarsi e annientarsi reciprocamente.

LA PARTICELLA D’ANTIMATERIA

L’antimateria di cui parlano i fisici non è che un altro aspetto della materia e le sue caratteristiche sono state descritte sopra. I due primi principi si applicano anche all’antimateria descritta nei testi vedici, ma il terzo non le si addice. In realtà l’antimateria di cui parleremo, avendo tutte le qualità opposte a quelle della materia, è superiore a quest’ultima. La meteria, per costituzione, è soggetta all’annientamento, al contrario dell’antimateria. Se la materia è distruttibile e divisibile, l’antimateria, che ha una natura contraria, deve essere indivisibile e indistruttibile. Cercheremo, in quest’opera, di spiegare questi punti grazie alle preziose informazioni contenute nei testi vedici.

 

LE SCRITTURE VEDICHE

Le scritture più antiche e più conosciute nel mondo sono i Veda ….

…. Le 108 Upanisad fanno parte dei 4 Veda e spiegano i Purāna. La Baghavad-gitā, che riassume tutti gli scritti vedici, ne è l’essenza; essa è anche la porta che permette di accedere ai Vedānta-Sūtra. Fu enunciata 5000 anni fa da Śrī Krsna (Dio), quando, dal mondo di antimateria, venne in questo mondo materiale….

 

L’ANTIMATERIA: ENERGIA SUPERIORE

La Baghavad-gitā elabora i concetti dei fisici e li complet. Essa spiega, in modo estremamente chiaro e preciso, l’esistenza di due forme di energia: l’energia superiore e quella inferiore, opposte per natura; l’energia superiore (parā-prakrti) costituisce l’essere vivente e l’Universo d’antimateria, mentre l’energia inferiore (aparā-prakrti) compone questo mondo materiale. La materia è inerte, non ha il potere di creare perché è di natura inferiore; ma l’energia superiore, cioè l’esserer vivente (l’anima) può animare la materia e combinare gli elementi che la compongono. (LE DUE ENERGIE VENGONO DA KRISHNA, LA PERSONA SUPREMA).

Quando pensiamo ad un’energia, la nostra mente corre naturalmente verso la sua sorgente; l’energia elettrica per esempio, ci fa pensare alla centrale da cui proviene; anche la luce e il calore hanno una sorgente comune, il fuoco.

Un’energia non è mai indipendente, e così le due energie, l’inferiore e la superiore, provengono entrambe da una sorgente unica. Questa sorgente deve essere “pienamente cosciente” di tutto ciò che esiste e quindi possedere intelligenza, pensiero e volontà. Deve essre quindi una persona, la Persona Suprema: Śrī Krsna, Dio, l’Infinitamente Affascinante.

…Le recenti scoperte dei fisici non sono che un inizio; bisogna che continuino le loro ricerche per poter pervenire alla fonte della materia.

 

La fisica è (se non infinitamente) incredibilmente affascinante, e con le sue pseudo scorrettezze quantistiche autorizza apparentemente ad effettuare qualsiasi volo pindarico, speculazione e contro speculazione.

 

Ma fino a che punto?