ETICA SCIENTIFICA

LA SCIENZA DEL "PROFITTO"

Pierre Bourdieu, filosofo di formazione e sociologo d’elezione, sostiene che la scienza stia progressivamente perdendo quell’autonomia che la opponeva in buona parte al potere religioso, politico, economico e della stessa burocrazia statale che le aveva sempre garantito, in passato, un minimo di indipendenza. La parallela evoluzione della scienza da un lato e di nuovi meccanismi sociali dall’altro, rischiano di sottomettere la ricerca scientifica a finalità imposte dall’esterno per gestirne lo sviluppo. Il rischio che gli uomini di scienza comincino a subire il fascino mediatico e le lusinghe dell’economia (come già peraltro avviene) mette la scienza in pericolo trasformandola a sua volta in un campo potenzialmente pericoloso. Bourdieu ha inteso a tal fine sottoporre la scienza ad un analisi storica e sociologica senza assolutamente puntare a relativizzare la conoscenza scientifica, ma piuttosto ad indurre i ricercatori a capire i meccanismi che orientano le loro indagini. Sarebbero proprio questi meccanismi per Bourdieu a rischiare di diventare “signori e padroni” non solo della natura, ma anche del mondo sociale in cui si produce la conoscenza della natura.

Le pressioni che il mondo dell’economia esercita giorno per giorno aumentano di intensità in quegli ambiti di ricerca fortemente redditizi come la medicina, la biotecnologia (specie nel settore agricolo), nella genetica (senza parlare di quelli militari). Per questa ragione molti ricercatori e/o gruppi di ricerca, cadono spesso sotto il controllo di grandi società industriali che mirano ad acquisire i brevetti necessari allo sfruttamento di prodotti ad alto rendimento commerciale. Qui in Italia ad esempio fu clamoroso il caso del ben noto principio attivo della nimesulide (Xxxxx) un potente antinfiammatorio prodotto dalla Zxxxx. Decaduti i termini di sfruttamento del brevetto furono immessi farmaci alternativi sul mercato aventi il medesimo principio attivo a costi sensibilmente inferiori. Questi furono a loro volta immediatamente sbaragliati dopo la brusca riduzione di costi dello stesso Xxxxx.

Per questo il confine tra ricerca di base condotta nelle università e ricerca applicata tende progressivamente a sfumare. Gli scienziati puri che chiedono quanto è necessario a produrre la loro ricerca basata sull’unico fine della conoscenza, diventano sempre più un nugolo di mosche bianche destinate a scomparire per la scarsità di fondi e a tutto vantaggio dei grossi gruppi industriali orientati esclusivamente dalla logica del profitto. L’intreccio tra ricerca e industria è diventato così scabroso che i conflitti tra scienziati e interessi commerciali sono ormai all’ordine del giorno.

Una nota ditta californiana, produttrice di un vaccino utile all’incremento delle difese contro il virus da HIV ha tentato anni fa di impedire con ogni mezzo la pubblicazione di un articolo scientifico da cui emergeva la totale inefficacia delle proprietà propagandate. Il timore che i ricercatori più puri e motivati scivolino progressivamente verso il loro esclusivo sfruttamento economico determinandone la sottomissione, sarebbe quindi reale e ciò potrebbe produrre il successivo effetto di condurre interi settori di ricerca verso l’eteronomia.

 

Lettura:  Pierre Bourdieu IL MESTIERE DI SCIENZIATO

ed. Feltrinelli – MI

multidimensioni

 

MULTI

DIMENSIONI

 

Quando nel 1955 venne chiesto al cosmologo inglese Gerald Whitrow “perché l’universo che osserviamo possiede 3 dimensioni” la risposta data fu veramente singolare e innovativa: osservatori pensanti potevano esistere solo in un mondo tridimensionale e anzi si spinse oltre suggerendo come fosse possibile dedurre la dimensionalità del cosmo attraverso la presenza dell’intelligenza (nostra o di qualsiasi altro essere con tale qualità)….

“…questa fondamentale qualità topologica del mondo… potrebbe essere desunta come unico elemento concomitante naturale di certe altre caratteristiche contingenti associate all’evoluzione delle forme di vita superiori sulla Terra, in particolare dell’uomo, che ha formulato il problema…”

Whitrow pubblicò successivamente un libro divulgativo sulla cosmologia tentando di escludere la possibilità che un mondo bidimensionale avrebbe avuto di ospitare la vita sostenendo l’esempio che le intersezioni tra cellule nervose in due dimensioni non avrebbero permesso la creazione di una rete neurale complessa. Questa sarebbe finita in corto circuito proprio a causa delle inevitabili interconnessioni.

Ciò probabilmente rappresenta l’embrione del “principio antropico” trattato anche se superficialmente nel blog.

http://redhero.splinder.com/post/10580149

Molti scienziati hanno analizzato modelli di universi con diverse dimensioni spaziali e temporali. La gamma totale di tutte le possibilità può essere tuttavia notevolmente ridotta se le condizioni devono consentire l’elaborazione dell’informazione e quindi la vita (schema).

Se il futuro è determinato dal presente si eliminino tutti gli universi imprevedibili

Se esistono atomi stabili e corpi celesti che si muovono con regolarità  seguendo orbite stabili, si eliminino tutti gli universi instabili.

Restano quindi il nostro mondo con tre dimensioni spaziali e una temporale e alcuni altri modelli assai semplici composti da 2+1, 1+1, e 1+2 dimensioni rispettivamente spaziali e temporali.

Questi universi sono estremamente semplici e non ritenuti adatti ad ospitare la vita.  Nei mondi a 2+1 dimensione non esistono forze gravitazionali ad agire sulle masse e le strutture sono così semplici da impedire ogni complessità.

Modelli di universo con dimensioni diverse da tre spaziali e una temporale implicano un fastidioso problema: quelli con più di una dimensione temporale non consentono di predire il futuro sulla base del presente. Universi siffatti, con più di una dimensione temporale, sono del tutto simili a universi senza alcuna dimensione temporale.

Theodor Kaluza, una promettente figura con un futuro di matematico e ricercatore visse per vent’anni come assitente alla cattedra di matematica Konigsberg senza mai riceverne una sua. Kaluza si rese conto che aggiungendo una dimensione spaziale al mondo, si sarebbe potuto unificare la gravitazione di Einstein all’elettromagnetismo di Maxwell in modo molto economico. Scrisse perciò ad Einstein.

L’idea di Kaluza era sconvolgente: l’elettromagnetismo era del tutto simile alla gravità fatta eccezione per il fatto che si propagasse in … una dimensione aggiuntiva. Questa elegante tesi non rispondeva però ad un angoscioso problema: come mai non abbiamo percezione di questa ulteriore dimensione? La risposta all’enigma arrivò dal fisico matematico Oskar Klein che nel 1926 sostenne che le grandezze di questa quinta dimensione erano talmente infinitesime da risultare impercettibili (10 alla -30 centimetri!!!).

La teoria di Kaluza-Klein fu tenuta in qualche considerazione per breve tempo cadendo poi nell’oblio. Negli anni 80 tuttavia riemerse con forza nel teatro scientifico mostrando come il mondo sia compatibile con multidimensionalità del tutto impercettibili. Nella attuale teoria del tutto (la GUT) sono presi in esame universi a 11 e più dimensioni.

LETTURA: I NUMERI DELL’UNIVERSO

di John D. Barrow (Mondadori)

 

amore

L’AMORE

Per Platone l’amore è quello che deriva da un moto dell’anima e non da un contesto di relazione. Questa formula porta al trascendimento di ciò che appare come realtà, trasferendo la coscienza verso un assoluto cui questa tenderebbe.

 

Sollecitato da fatti che in questi ultimi tempi mi sono capitati, rivolgo una domanda su cui è lecito porsele, fornire risposte, fare ironia, struggersi di dolore o commozione e meditare profondamente.

 Cos’è l’amore?

 

Ogni commento dovrebbe provenire da una ricerca interiore. Quando possiamo dire di amare davvero? Quando ci è capitato di aver amato proprio secondo quello che pensiamo? Oppure in quale altra circostanza ci siamo sorpresi ad amare stupendoci per ciò che facevamo? E’ possibile amare facendo del male? E infine l’amore è un termine cui è possibile dare un’identità o è piuttosto un tentativo di semplificare (se non addirittura banalizzare) stati di coscienza estremamente diversificati e poco catalogabili?

 

Eugenetica divina

EUGENETICA "DIVINA"

scarti in cielo come in terra

Questo fatto del giudizio finale, di un amore condizionato all’assoggettamento, all’adesione al credo classico delle monoteistiche non mi scende. Lo trovo contradditorio in termini. Questa misera umanità tanto varia, variopinta e culturalmente diversa che il Dio biblico "avrebbe generato", non potrà che produrre una gran quantità di scarti. Vai a capire poi se lo scarto dipende dall’umanità, da Dio o da entrambe le cose. Il giudizio partorito da una misericordia infinita sarà molto condizionato e "canonico" (la misericordia sarebbe allora finita e condizionata). Come se Dio non fosse in grado di curare le "mele marce" per renderle idonee al suo regno. Noi qui ad arrabattarci a far in modo di curare i mali con tutto il nostro impegno, a cercare di accogliere la vita, a criticare l’aborto, a recuperare i tossici, integrare i malati mentali, rendere attivi gli anziani, a predicare i diritti umani e a contestare la pena di morte, Lui a destinare invece gli empi nella geenna. Certo che se dovessimo credere in un Dio con tali caratteristiche per quale ragione non dovremmo comportarci secondo gli stessi criteri? O forse è proprio quello che stiamo facendo?

Non tutti per fortuna, non tutti.

Un Dio d’Amore è più percepibile in alcuni anonimi fratelli, che nel canone, non è un "mistero della fede" confinato in un’appartenenza ma una realtà rosso cuore.

Un Dio d’Amore non entra nel canone, lo trascende, lo travolge, lo polverizza.