Biologico caos

CAOS

E PROGRESSO

Cosa si nasconde dietro l’organizzazione ? (se davvero qualcosa si nasconde)

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La componente forte dietro la tesi neo-darwininana della contingenza, sposata da quasi tutti i biologi moderni, sta nella casualità dell’evoluzione, nella mancanza cioè di qualsiasi legge capace di determinarla.  Richard Dawkins nel suo “L’orologiaio cieco” afferma e difende tale posizione a denti stretti.

Se questa rispecchiasse la realtà dovremmo arguire che una caratteristica della vita come l’intelligenza non solo sarebbe casuale ma renderebbe ridicola qualsiasi ipotesi sulla possibilità che l’intelligenza si sia potuta produrre anche altrove, in contesti extra-terrestri.

L’idea di una vita extra-terrestre (per non parlare dell’intelligenza) è di conseguenza fortemente anti-darwiniana.

L’ipotesi che gli organismi biologici siano la conseguenza di un evento contingente è talmente forte nella visione neo-darwinina del mondo,  da scagliarsi con estrema energia contro la teologia naturalistica che nell’ 800 trovò la sua massima raffinatezza nell’”argomento progettuale”  (Argument by design) o disegno intelligente. Proprio dalle argomentazioni portate a sostegno di questa idea da parte dell’ecclesiastico inglese William Paley, scaturì il volume già citato di Dawkins.

Paley affermava che se avessimo casualmente trovato un orologio e non avessimo saputo di dove venisse, nè il suo funzionamento o scopo, avremmo tuttavia intuito, per come si muovevano armonicamente le sue parti e per la sua forma, che dietro quell’oggetto doveva nascondersi un progetto ben preciso.

La teoria darwiniana frantumò questa visione collocando al posto dell’artefice divino “l’orologiaio cieco”. Mutazione casuale e selezione naturale potrebbero per Darwin ben imitare il progetto.

Riguardo questi nuovi orientamenti teorici della moderna biologia, i teologi cattolici (progressisti) cominciarono ad adattarsi ai “capricci della scienza” individuando nel progresso evolutivo la guida di Dio che trovava il suo fine ultimo nell’uomo.

Bergson, Engels, Whitehead e Spencer sostennero in qualche modo questa visione teleologica, perché ritenevano che la storicità degli eventi (umani e naturali) tendesse comunque al progresso. I puristi della biologia rifiutavano qualsiasi accenno a una direzionalità dell’evoluzione perché poteva in qualche modo consentire la riproposizione dell’intelligent design.

Secondo Dawkins <<…non c’è nulla nell’evoluzione di intrinsecamente progressivo…>> Stephen Jay Gould estremizzava ulteriormente: << …quella di progresso è un’idea nociva, dovuta a condizionamenti culturali, indimostrabile, non operativa e inutilizzabile, soggetta a rapida sostituzione se si vuole davvero capire il funzionamento della storia…>>

Ogni passaggio evolutivo sarebbe puramente casuale, “un occasione colta al volo” per dirla alla Jacques Monod. Dietro l’evoluzione non ci sarebbe che caos….!!!!  Ma….:

La fisica non è la biologia (per fortuna direi) e il caos non è un concetto tanto semplice in fisica. Gli studi sui sistemi caotici in fisica, chimica e astronomia, rivelano sorprendenti legami tra l’apparente casualità e l’improvvisa comparsa dell’ordine! Paradossalmente nel caos … ci sarebbe dell’ordine. Un sistema funzionante allontanato dal suo equilibrio funzionale, sembra sviluppare autonomamente un ordine di livello superiore.

Esempi di auto-organizzazione di cui chimica e fisica abbondano sono rintracciabili nei laser, nelle reti elettroniche, nei superconduttori, nei vortici di fluidi turbolenti, nelle reazioni chimiche non in equilibrio, nella formazione dei fiocchi di neve e persino nei sistemi economici…

Perché mai non dovremmo trovare queste caratteristiche anti-casualità anche in biologia?

Letture

Siamo soli? – P. Davies

Fine del limbo

UN PARADISO PIU’ AMPIO

(e meno empio)

L’abolizione del limbo

http://www.ansa.it/

Ci si può specchiare nella notizia freschissima dell’abolizione del Limbo ad opera di Papa Ratzinger per verificare il proprio compiacimento o dissenso verso la fede cattolica.

In questo blog troverete un post http://redhero.splinder.com/post/11591859
(peraltro abbastanza severo) riguardo il peccato originale e il destino dei bambini morti senza battesimo.


Fortunatamente il concetto di ereditarietà del peccato sembra vada lentamente sparendo, almeno dall’anima degli innocenti. Da osservatore agnostico non posso che apprezzare questa evoluzione della concezione di un Dio capace di una misericordia ben più ampia di quella che nel V secolo predicava S.Agostino: i bimbi morti senza battesimo saranno destinati negli inferi.

Come ho sempre constatato e affermato, la sensibilità collettiva cresce anche se i tempi sembrano negarlo, impedendo, sia pur con lentezza, di accettare crudeltà simili. Evidentemente anche la sensibilità della Chiesa cresce in armonia con i tempi. Forse un domani potrà prevedere l’estensione della beatitudine anche agli omosex o magari l’abolizione dell’inferno e persino delle intercessioni, che continuo a considerare rottami politeistici (sono convinto che non saremo disposti ancora per molto a credere che una colpa, per quanto grave e odiosa, possa meritare un castigo… eterno).

Comunque l’estensione della beatitudine anche ai bambini, ai feti e agli embrioni morti senza battesimo, non è proprio tutta farina del sacco ratzingeriano; il suo amato predecessore (apprezzato anche da molti atei me compreso) in apparente antitesi con l’evangelista Marco: “Chi crederà e si farà battezzare sarà salvato, ma chi non crederà sarà condannato” (Mc 16, 16), così si esprimeva nei confronti delle giovani madri abortiste:
“Apritevi con fiducia al pentimento… Vi accorgerete che nulla è perduto e potrete chiedere perdono anche al vostro bambino, che ora vive nel Signore” (cf Evangelium vitae, n.99).

La Chiesa cresce, a qualcuno piacerà o dispiacerà, per conto mio ne sono felice se, come spero, questa si muoverà verso un progressivo abbandono del ministero dell’intercercessione (battesimi, assoluzioni, estreme unzioni, pellegrinaggi lucrativi, atti espiativi e derivati) in favore di quello ben più utile, sottile e appassionante della comprensione e divulgazione di un Amore davvero totale e capace di abbracciare incondizionatamente tutti i "peccatori" del mondo. Solo Quello è il Modello.

Piccolo dubbio formale, che genera un’inevitabile serie di domande: se i bambini, gli embrioni o i feti possono ora accedere alla salvezza e al godimento del Padre, ha ancora senso credere che abbiano "ereditato" il peccato originale? Se Dio tratta allo stesso modo i bambini battezzati o meno, non potrebbe ritenersi che la loro equivalenza sia formalmente dovuta all’inesistenza del peccato per entrambi? Se così non fosse allora quando il peccato originale comincerebbe a "scarabocchiare" le anime? Quando si viene a conoscenza di una fede che lo prevede? La commissione teologica vaticana ha fatto mirabilmente funzionare il cuore inquadrando il limbo in… «una visione eccessivamente restrittiva della salvezza» ma è probabile che rischi qualcosa sotto il profilo della coerenza.

La libertà

 

 LA DIVINA

LIBERTA’ DI…

essere prigionieri

 

PREMESSA

A) La libertà di un creatore (Cr) dovrebbe consistere nella possibilità di produrre, disporre e annullare il suo creato.

La totale libertà creatrice si manifesterebbe nel caso che il creatore (Cr) crei:

B) un creatore (Cr1) avente le sue medesime facoltà (Cr) 

C) la possibilità che (Cr) possa annullare se stesso (implicita conseguenza dell’affermazione A).Questa caratteristica fornirebbe infatti la possibilità al creatore originato (Cr1) di creare, disporre e annullare il creatore originario (Cr).

Per quanto paradossale l’onnipotenza potrebbe implicare una limitazione contingente: un creatore onnipotente non potrebbe o dovrebbe esprimere la sua massima potenza creativa. Se per ipotesi eistesse un veicolo dalle prestazioni infinite ed esprimesse una tale capacità, sarebbe simultaneamente ovunque acquisendo la facoltà dell’onnipresenza ma perdendo al contempo la sua stessa identità di veicolo in quanto coincidente con se stesso. Similmente un creatore che creasse un nuovo creatore con le sue stesse caratteristiche potrebbe innescare un loop senza soluzione. 

Il limite impone il criterio, il criterio è l’intelligenza, l’intelligenza comporta la scelta e la scelta genera il limite.

Pertanto quando ci riferiamo alla facoltà che Dio avrebbe avuto di creare liberamente, siamo costretti a pensare che non abbia razionalmente potuto e/o voluto disporre della sua massima capacità creativa, esercitando quindi una scelta limitata.

Una scelta limitata può essere anche libera?

Impressionante la consistenza di una vecchia obiezione di Einstein:

di quanta libertà ha potuto disporre Dio nel creare il mondo?

Concludendo, se la libertà, riferita a un Creatore, pur essendo assoluta non è esprimibile in modo assoluto, si dovrà ricercare un fine (soddisfacente) in uno stato invece che in una condizione. Lo stato potrebbe essere la felicità e la felicità potrebbe acquistare un senso all’interno di un contesto limitato (parzialmente libero). La libertà del creatore starebbe nell’uso che ne fa, e non nella sua massima capacità d’espressione.

 

La libertà non è che una possibilità di essere migliori.

(Alberto Camus – Nobel per la letteratura 1957)

 

Un dio XXL

LA BANCARELLA DEGLI DEI

Consigli per gli acquisti

Una fede nuova fiammante e al passo coi tempi.

Come potrebbe essere?

Monoteista, politeista o ateista?

Emotiva, sensitiva, prodigiosa?

Con valori universali, occasionali o direttamente priva di valori?

Permissiva? Speculativa? Colpa si o colpa no?  Morale, amorale, o immorale?

Con le sue regole, eventualmente trasgredibili, o direttamente priva di regole?

 

…e Dio? 

 

:)

La Disappartenenza

 

L’APERTURA ALLA CRESCITA

Appartenenze e Dis-appartenenze

Ho sempre combattuto ogni forma di appartenenza, dal tifo calcistico all’ideologia, alla religione. Le ritengo un ostacolo all’apertura, alla crescita personale, allo sviluppo della propria spiritualità, una specie di macigno che volontariamente o involontariamente poniamo davanti al nostro cammino per impedirci una meta migliore di quella che ci viene imposta o proposta. Il massimo veleno possible per un suicidio perfetto: quello dell’anima, della mente, della cultura e persino del fisico.

Girovagando tra i tanti blog di splinder  e stupendomi per quanta ricchezza si celi dietro quella che spesso con disprezzo classifichiamo "gente", ho cominciato a pensare che esiste qualcosa di estremamente peggiore dell’appartenenza: la dis-appartenenenza.

La dis-appartenenza è quell’atteggiamento che ci porta a bollare come nocivo qualsiasi principio, valore, concetto o idea provenga da un appartenenza. Non si salva niente e nessuno di ciò che appartiene ad una fede che detestiamo. Non c’è alcuna speranza di apprezzare un principio anche valido, se questo proviene da un credo che detestiamo. La disappartenenza è molto più integralista dell’appartenenza e mentre le appartenenze spesso costruiscono, le disappartenenze demoliscono. La disappartenenenza arriva infine ad assumere atteggiamenti aprioristici capaci di raggiungere la più desolante irragionevolezza.

Questo post vuole essere un invito a considerare il punto di vista come un opportunità per tutti coloro che confrontandosi aspirano alla propria crescita. La possibilità che questa si compia attraverso l’apertura ad un interlocutore che ci contesta, non è affatto trascurabile. La crescita, se ci interessa, viene molto più dalle critiche che dai compiacimenti.

Tra chi afferma o nega e chi dubita e cerca, chi è che ha davvero una possibilità?

I DOPPIONI

I DOPPIONI   Piccolo problema in un universo infinito

In un universo infinito, quale che sia la sua architettura, sarebbe lecito ipotizzare l’esistenza di un infinito numero di doppioni aventi la stessa medesima storia?

Quanti noi stessi potrebbero esistere in un universo con questa caratteristica? E quante sottili e/o grosse differenze? Ammesso che l’universo abbia un senso o un fine cui tendere, la caratteristica dei doppioni potrebbe essere considerata come uno spiacevole effetto collaterale?

l’origine

IL PROBLEMA DELLA CAUSA PRIMA

La matematica costituisce uno strumento di grande aiuto per la fisica perchè permette descrizioni astratte. I modelli che i fisici indagano con l’ausilio della matematica non hanno niente a che vedere con l’esperienza comune. La meccanica quantistica valga come esempio tipico riguardo l’impossibilità di immaginare o visualizzare entità  troppo distanti dall’esperienza ordinaria. Ma allora come possiamo pretendere di spiegare verità religiose come la natura del cosmo accontetandoci dei semplici concetti di spazio, tempo e materia?

Aristotele e Tommaso d’Aquino rifiutavano l’idea di un inizio del tempo perchè questa comportava un evento primo in base al quale era legittimo chiedersi chi era la causa dell’evento primo (come dire se  Dio ha creato il mondo allora chi ha creato Dio?) e ciò era assurdo. Nella realtà fisica però il problema non si porrebbe dato che la singolarità iniziale da cui scaturiscono spazio e tempo, non è un evento ma, appunto, una singolarità. Chiedersi cosa ci sia prima che il tempo sia, non ha senso. Anche il concetto di un tempo infinito comporta diversi problemi come il filosofo Immanuel Kant ci suggerisce:

Si supponga che il mondo non abbia nessun inizio nel tempo: in tal caso, sino ad un qualsiasi istante dato, è passata un’eternità e quindi è trascorsa nel mondo un’infinità di stati susseguentesi delle cose. Peraltro, l’infinità di una serie consiste proprio nel fatto che quest’ultima non può mai essere completata mediante una sintesi successiva. Dunque è impossibile un’infinita serie del mondo, già trascorsa, e quindi, un’inizio del mondo è una condizione necessaria alla sua esistenza.

Nel 1951 Papa Pio XII rivolgendosi alla Pontificia Accademia delle scienze riguardo le moderne teorie cosmologiche, fece riferimento al Big Bang per affermare che:

"…tutto sembra indicare che l’universo abbia avuto un poderoso inizio in tempi finiti…"

 Ancora oggi molti teologi sono in disaccordo riguardo la possibilità che il big bang sia l’evento creativo narrato nella genesi. Se si accetta che lo spazio il tempo e la materia siano venuti fuori dal  nulla tramite il big bang potremmo anche ammettere la creazione, e che lo spazio esiste da un tempo finito. 

lettura P. Davies – Dio e la nuova fisica

saggi Mondadori

 

 

La colpa dell’innocenza – Il peccato originale

IL PECCATO ORIGINALE

… e il Battesimo degli embrioni

Nella dottrina cattolica, un aspetto in particolare trovo indigesto: il peccato originale e la sua ereditarietà. Questo retaggio veterotestamentario utilizzato ad arte per inoculare quella paura utile al proselitismo, costituisce uno dei pilastri legati alla consistenza salvifica del Redentore.

In seguito alla nota disputa con Pelagio e ad opera di Agostino il peccato originale acquista infatti una caratteristica odiosa: l’automatica estensione della colpa primordiale a tutto il genere umano.

Le parti in corsivo sono estratte dal Catechismo della Chiesa Cattolica.

http://www.vatican.va/archive/catechism_it/index_it.htm

 402 . . . . . . San Paolo lo afferma: “Per la disobbedienza di uno solo, tutti sono stati costituiti peccatori” ( Rm 5,19 ); “Come a causa di un solo uomo il peccato è entrato nel mondo e con il peccato la morte, così anche la morte ha raggiunto tutti gli uomini, perché tutti hanno peccato. . . ” ( Rm 5,12 ).…..

- In questo brano manca ogni traccia di misericordia, perfino l’islam afferma che adamo ed eva sono stati misericordiosamente perdonati in seguito al loro pentimento. Qui si affaccia tra l’altro  il sospetto  che "l’infezione" si trasmetta con un automatismo quasi indipendente dalla volontà di Dio. E’ una dialettica sottile ed efficace perchè associando il peccato alla nostra morte naturale, si rende molto più assimilabile il "principio attivo" dell’ereditarietà,  sottendendo all’urgenza di abbracciare la fede della Redenzione…

….All’universalità del peccato e della morte l’Apostolo contrappone l’universalità della salvezza in Cristo: “Come dunque per la colpa di uno solo si è riversata su tutti gli uomini la condanna, così anche per l’opera di giustizia di uno solo si riversa su tutti gli uomini la giustificazione che dà vita” ( Rm 5,18 ).

- il nocciolo: l’eredità. La colpa del singolo diventa universale.

Per i protestanti il peccato originale è ereditario della colpa, introdotto da Agostino e tale caratteristica viene portata alle sue massime conseguenze.

L’unica conseguenza del gesto adamitico è, secondo la visione Ortodossa, la mortalità e la corruzione, da considerare da un punto di vista fisico, non morale.

La componente di ereditarietà della colpa non è invece presente nel culto ebraico (come nel già citato Islam).

403 Sulle orme di san Paolo la Chiesa ha sempre insegnato che l’immensa miseria che opprime gli uomini e la loro inclinazione al male e alla morte non si possono comprendere senza il loro legame con la colpa di Adamo e prescindendo dal fatto che egli ci ha trasmesso un peccato dal quale tutti nasciamo contaminati e che è “morte dell’anima” [Cf Concilio di Trento: Denz. -Schönm., 1512].

404 . . . .Tuttavia, la trasmissione del peccato originale è un mistero che non possiamo comprendere appieno.

-Rafforzamento delle caratteristiche di ereditarietà e contaminazione dovute alla colpa adamitica

- Importantissimo tentativo di scoraggiare ogni critica potenziale sull’ereditarietà del peccato originale, attribuendole la qualità di  "mistero". Come sappiamo la definizione di mistero è legata sempre a una caratteristica insondabile e al tempo stesso oggettivamente granitica, inossidabile, inoppugnabile, assoluta.

Per questa certezza di fede, la Chiesa amministra il Battesimo per la remissione dei peccati anche ai bambini che non hanno commesso peccati personali [Cf ibid., 1514].

- Ecco servita la contaminazione dei bambini indotta dal capostitpite. Questa  impossibilità ontologica di eliminare l’automatismo di tale macchia trova il suo culmine più intollerabile in un passo che, riferendosi ai bambini morti senza battesimo, così recita:

1261 Quanto ai bambini morti senza Battesimo, la Chiesa non può che affidarli alla misericordia di Dio, come appunto fa nel rito dei funerali per loro. Infatti, la grande misericordia di Dio, « il quale vuole che tutti gli uomini siano salvati » (1 Tm 2,4), e la tenerezza di Gesù verso i bambini, che gli ha fatto dire: « Lasciate che i bambini vengano a me e non glielo impedite » (Mc 10,14), ci consentono di sperare che vi sia una via di salvezza per i bambini morti senza Battesimo. Tanto più pressante è perciò l’invito della Chiesa a non impedire che i bambini vengano a Cristo mediante il dono del santo Battesimo.

Si noti per favore come la salvezza per questi bambini non sia affatto garantita ma solo auspicata, con la conseguente subdola implicazione che possano perdersi per l’eternità. Infatti nelle ultime righe e proprio in riferimento all’impossibilità di garantire la salvezza, si esorta con forza a non negare loro il battesimo. Nel battesimo quindi e solo nel battesimo esiste la certezza assoluta che Dio accoglierà quanto di più puro e innocente l’uomo genera.

…Ma allora è legittimo rischiare?

In seguito a tutte le affermazioni fatte dalla Santa sede in questi ultimi anni circa la sacralità della vita insita negli embrioni umani (e parzialmente da me stesso sostenuta) , mi chiedo se esiste un momento in cui il peccato originale si inserisca in essi o se piuttosto il peccato originale sia una macchia collegata direttamente all’inizio della vita. Perchè se così fosse e in relazione all’incertezza della salvezza per i morti non battezzati, il Vaticano, dovrebbe attivarsi con la massima urgenza per promuovere il battesimo non solo di tutti gli embrioni congelati (sono infatti considerati persone a tutti gli effetti), ma anche di tutte le gravidanze a rischio aborto, di tutto il mondo, cattoliche e non. Cosa facciamo, ci limitiamo a sperare nella loro salvezza o gliela garantiamo col battesimo? Possiamo rischiare la dannazione per aver rifiutato con tanta leggerezza di impartire il battesimo a questi milioni di individui? Almeno nei casi di fecondazione assistita sarebbe opportuno per i credenti usare la cautela di battezzare tutti gli embrioni che vengono impiantati visto l’alta probabilità di perderli? Si potrebbe eventualmente battezzare dall’esterno dell’utero o è necessario il contatto diretto dell’acqua sul nascituro?

Tutto ciò è drammaticamente desolante.

A me sembra che nel sostenere il peccato originale e la sua trasmissione automatica a tutta l’umanità ci sia una perfidia tanto perniciosa quanto risibile e indegna di quell’Amore Divino che i cattolici stessi abbracciano,  aggravata inoltre da malcelati intenti proselitistici fondati sul timore.

Il mio augurio pasquale sta nella speranza che la sensibilità delle persone cresca sempre di più, e che con sempre maggior forza si avverta come non esista proprio nessun’ombra sull’anima di un neonato, di un  feto o di un embrione. Si deve capire che per essere amati dall’unico vero DIO, non c’è bisogno di alcun rito purificatore: basta stare al mondo e riconoscere che nessuno mai potrà infangare la nostra anima all’infuori di noi stessi. Tanto meno i nostri genitori. E Dio nel modo più assoluto. La Chiesa consideri che la sensibilità collettiva continuerà a crescere come ha fatto finora, e che questo sentire sempre più sottile finirà con lo scontrarsi con gli aspetti più crudeli e conservatori contemplati dalla fede (peccato, castigo, abominio e rifiuto dell’uomo da parte di Dio). Per vedere il peccato in un neonato bisogna avere un cuore estremamente sottodimensionato: dovrà svilupparsi e lo farà, con o senza la fede.

La seconda cosa che spero, ancora più importante, è che la Chiesa provi a considerare Gesù non come Chi ha preso sulle proprie spalle le colpe del mondo, (nessuno può nè deve accettare, sostenere e pagare colpe conto terzi), ma come Chi ha dato la propria vita per dimostrare definitivamente che la morte non esiste, grazie a Dio. Buona Pasqua a tutti, a tutti.