Armonica convivenza tra scienza e religione

NULLIUS IN VERBA (nessuna parola umana sarà mai definitiva)

Freeman Dyson è considerato una figura di primissimo piano del mondo scientifico contemporaneo. Attualmente insegna all’Institute for Advanced Studies di Princeton.  Quando aveva 5 anni notando come le chiese di Winchester avessero tutte aspetti molto diversi tra loro, ne chiese la ragione a sua madre, che gli rispose:

"Perchè a Dio piace così, se avesse voluto tutti ad adorarlo in unica chiesa non avrebbe creato così tanti tipi di persone".

Il Dr. Dyson di oggi ama ancora ricordare tutta la saggezza contenuta in quella risposta volta a placare la curiosità di un bimbo di cinque anni.  Tra la natura di Dio e quella umana esistono differenze molto maggiori di quelle che una singola chiesa può contenere. Allo stesso modo nella natura dell’universo c’è una quantità di strutture e comportamenti enormi rispetto a quanto una singola disciplina scientifica sia in grado di indagare e spiegare. Scienza e religione potrebbero convivere armonicamente a condizione che l’una rispetti l’autonomia dell’altra e che entrambe non si proclamino infallibili. Il conflitto tra questi due caratteri dello scibile nasce quando uno dei due pretende di aggiudicarsi il monopolio della verità. Le dispute che si accendono in America tra creazionisti ed evoluzionisti per la scelta dei testi scolastici, è sempre stata violenta e arrogante, soprattutto da parte degli scienziati. Dyson afferma che se il mondo scientifico (di cui lui stesso fa parte) avesse un po piu’ di umiltà, carità cristiana e disponibilità all’ascolto, tale conflitto sarebbe stato meno aspro, considerando poi che la disputa si consuma sui cuori e le menti dei bambini.

Dyson conclude: scienza e religione (si riferisce in particolare a quella cattolica) hanno in comune una transnazionalità estremamente importante. Entrambe abbracciano l’intera umanità intesa come unica razza, entrambe cercano di affermare ed estendere i propri benefìci fuori da ogni tipo di confine e tutte e due danno a Cesare quel che è di Cesare riconoscendo tuttavia che le conquiste e la dignità umane hanno ben poco a che fare con Cesare.

 

 

I MEZZI DEL PERCHE’

I MEZZI DEL PERCHE’

GTU: un’aspettativa fuori dal tempo

Tra le più grandi fatiche della fisica moderna c’è il tentativo di combinare armonicamente la teoria della relatività generale con la meccanica quantistica. Perché avventurarsi in questa impresa?  Una “teoria del tutto” (capace appunto di integrare relatività generale e meccanica quantistica) porterebbe non solo a una conoscenza estremamente più ampia del nostro universo ma addirittura suggerire degli spunti di discussione sulla sua finalità ultima (escatologica)….

 

Einstein una volta si chiese : “quanta libertà ha avuto Dio nel costruire il mondo?”

Stephen Hawking (uno tra i maggiori cosmologi moderni) similmente si chiede: “Qual è il vento vitale che soffia nelle equazioni e crea un universo descrivibile da queste stesse equazioni?” (*)

L’approccio scientifico non può rispondere a queste domande. Ma lo potrebbe forse fare una GRANDE TEORIA UNIFICATA.

Questa grande teoria del “tutto” potrebbe essere sufficiente a spiegare… se stessa? O continuerebbe a essere necessaria la presenza di un creatore? E chi o cosa avrebbe eventualmente creato il creatore?

 

Gli scienziati sono sempre stati troppo indaffarati a indagare il “come” per porsi il quesito estremamente più arduo del "perché". D’altra parte domande così estreme sono sempre state il campo prediletto della filosofia. C’è tuttavia da osservare un curioso aspetto, e cioè che proprio la conoscenza tramite la filosofia (che aveva sempre preteso di inglobare l’intero scibile, scienza inclusa) subiva tra il XIX e XX secolo un catastrofico stop.

La scienza infatti proprio agli inizi del 1900 era di colpo diventata così tecnica e talmente matematica che lo stesso Ludwig Wittgenstein (il più illustre filosofo del 1900) disse che “l’unico compito rimasto alla filosofia era ormai quello dell’analisi del linguaggio”.

Tutta la filosofia compresa tra Aristotele e Kant veniva improvvisamente ridotta ad  ambito.

Se la scienza riuscisse ad individuare una teoria congrua capace di unificare relatività e quantistica, col tempo molti (se non tutti) potrebbero comprenderla almeno in linea generale. Del resto è quanto già avviene oggi per la relatività. Tutti potrebbero pertanto fornire un contributo di discussione sul perché esiste il mondo. Sarebbe un formidabile trionfo per la ragione umana, e saremmo estremamente più vicini al pensiero di Dio.

 

Lettura:

LA TEORIA DEL TUTTO

Origine e destino dell’universo

di S. Hawking

RCS

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-Teoria della relatività

-Teoria delle stringhe

-Principio antropico (*)

-Meccanica quantistica

VITA

EXTRATERRESTRE

una minaccia teologica?

(alcune riflessioni di P. Davies tratte dal suo "SIAMO SOLI?")

 

 

Era il 1951 quando all’università di Chicago si tenne un esperimento, diventato poi famoso, durante il quale si cercava di ricreare le condizioni presenti sulla terra di 3/4 miliardi di anni fa. Stanley L. Miller e Harold C. Hurey  introdussero in vitro una mistura di metano, acqua e ammoniaca. Per alcuni giorni fecero attraversare da una scarica elettrica questa sorta di brodo che cominciò ad assumere un colore brunastro. Verificando i risultati si notò come all’interno del recipiente si fossero formati diversi aminoacidi: le basi della vita come noi la conosciamo.

Questo non significava aver creato la vita ma si ritenne plausibile concludere che se in pochi giorni si era arrivati a questo risultato, forse nell’arco di qualche milione di anni, e con la giusta mistura, si sarebbe potuti giungere ai primi organismi. Dato che esistono miliardi di sistemi intra ed extragalattici costituiti da stelle e relativi pianeti,  sarebbe ragionevole ipotizzare che le condizioni terrestri, come quelle ottenute in vitro, possano essersi verificate in miliardi di altri contesti.

Tre principi filosofici offrono un valido motivo per ritenere la vita extraterrestre realmente possibile:

UNIFORMITA’ DELLA NATURA

Le leggi di natura sono identiche in tutto l’universo e pertanto le condizioni che hanno determinato la vita sulla terra possono essersi verificate anche altrove.

PRINCIPIO DI COMPLETEZZA

Tutto ciò che in natura non è ostacolato da leggi precise, tende a realizzarsi. In fisica gli studiosi hanno soprprendentemente verificato che qualora esistano le condizioni perchè una data particella esista, si scoprirà necessariamente che questa esiste realmente.

PRINCIPIO DELLA MEDIOCRITA’ (o copernicano)

Quando Copernico chiarì a se stesso e al mondo che la terra non era al centro dell’universo ma piuttosto un pianeta tipico che ruota attorno ad una stella tipica, si cominciò a ritenere che anche la morfologia del sistema solare, della terra e della biologia in essa contenuta (inclusa l’intera umanità) fossero altrettanto tipici. Condizioni pertanto mediamente possibili anche altrove. 

 

Nel 1952 il cosmologo di Oxford Edward A. Milne nel suo "La cosmologia moderna e l’idea cristiana di Dio" espresse un quesito di questo tipo: Si potrebbe ipotizzare un Dio infinito che concentri le sua infinita intelligenza su un unico pianeta?

Individuò poi un ulteriore problema riguardo la presenza di Dio nella storia come essenza stessa del cristianesimo: il più significativo intervento divino nella visione teologica cristiana è l’incarnazione. Si è trattato di un evento unico o multiplo? E’ possibile che si sia ripetuto sulla miriade di altri pianeti probabilmente abitati che popolano l’universo? Nessun buon cristiano potrebbe immaginare la sofferenza del Cristo ripetersi per miliardi di volte su ognuno dei possibili pianeti abitati da forme intelligenti simile alla nostra. Ma allora che ne sarebbe della redenzione dei miliardi di miliardi di altri abitanti del cosmo se Dio avesse redento solo il nostro pianeta? L’ipotesi suggerita dal sacerdote E.L. Mascall era che l’incarnazione si fosse ripetuta anche sugli altri pianeti qualora fossero stati abitati da entità intelligenti bisognose di redenzione.

Un ulteriore problema per il cristianesimo deriverebbe dal fatto che se Dio opera nella storia e se l’umanità non è il solo oggetto delle sue attenzioni, i suoi scopi sarebbero molto probabilmente stati raggiunti in maniera estremamente più completa e soddisfacente su pianeti più evoluti del nostro. Altrove quindi Egli avrebbe raggiunto una pienezza e uno splendore nell’attuazione dei suoi scopi cui la nostra umanità non avrebbe altro da aggiungere. E anche la nostra teologia potrebbe infine essere abbondantemente al di sotto di quella dei nostri cugini cosmici.

MA ADAMO E LA SUA COSTOLA ERANO NEL PARADISO …TERRESTRE?