Gesù: lo scandalo si fece carne….

Gesù:

lo scandalo si fece carne….
Una fine causa-effetto o un evento preannunciato?

Il Pentateuco o Torah è costituito dai primi cinque libri del vecchio testamento ed è comunemente accolto come verità rivelata anche dalle tre principali confessioni cristiane: cattolicesimo, ortodossia, protestantesimo. Nell’ipotesi che la figura di Gesù abbia una consistenza storica oltre che mitologico-trascendente, riporto di seguito alcuni brani su cui riflettere in merito alla sorte da Lui subita. E’ possibile che questa non sia dovuta ad un’adempiersi delle scritture, bensì ad un inevitabile conflitto tra il messaggio veterotestamentario e il Suo..?   E’ possibile che la legge cui Gesù intendesse dare compimento non fosse… quella mosaica? Sotto qesto profilo che altra scelta avrebbero avuto i giudei di quel tempo se non quella di una inevitabile persecuzione nei suoi confronti?
Riflettiamo su questo rivoluzionario e "blasfemo" personaggio….

 

VECCHIO TESTAMENTODEUTERONOMIO 21, 18-21
18 Quando un uomo avrà un figliuolo caparbio e ribelle che non ubbidisce alla voce né di suo padre né di sua madre, e benché l’abbian castigato non dà loro retta, 19 suo padre e sua madre lo prenderanno e lo meneranno dagli anziani della sua città, alla porta del luogo dove abita, 20 e diranno agli anziani della sua città: ‘Questo nostro figliuolo è caparbio e ribelle; non vuol ubbidire alla nostra voce, è un ghiotto e un ubriacone;’ 21 e tutti gli uomini della sua città lo lapideranno, sì che muoia; così toglierai via di mezzo a te il male, e tutto Israele lo saprà e temerà.

NUOVO TESTAMENTOLUCA 15, 11-32 (il figliol prodigo)
11 Un uomo avea due figliuoli; 12 e il più giovane di loro disse al padre: Padre, dammi la parte de’ beni che mi tocca. Ed egli spartì fra loro i beni.

La storia è molto famosa. Il figlio che chiese la propria parte se ne andò di casa vivendo nella più completa dissolutezza fino all’estinzione del patrimonio ricevuto.  Ridotto in miseria, una volta tornato a casa si rivolse al padre:

21 Padre, ho peccato contro il cielo e contro te; non son più degno d’esser chiamato tuo figliuolo. 22 Ma il padre disse ai suoi servitori: Presto, portate qua la veste più bella e rivestitelo, e mettetegli un anello al dito e de’ calzari a’ piedi;
23 e menate fuori il vitello ingrassato, ammazzatelo, e mangiamo e rallegriamoci,
24 perché questo mio figliuolo era morto, ed è tornato a vita; era perduto, ed è stato ritrovato. E si misero a far gran festa.

Alle proteste del fratello, rimasto sempre fedelmente accanto al padre questi rispose:

32 ma bisognava far festa e rallegrarsi, perché questo tuo fratello era morto, ed è tornato a vita; era perduto, ed è stato ritrovato.

 

VECCHIO TESTAMENTONUMERI 25, 1-11
1 Or Israele era stanziato a Sittim, e il popolo cominciò a darsi alla impurità con le figliuole di Moab. 2 Esse invitarono il popolo ai sacrifizi offerti ai loro dèi, e il popolo mangiò e si prostrò dinanzi agli dèi di quelle. 3 Israele si unì a Baal-Peor, e l’ira dell’Eterno si accese contro Israele. 4 E l’Eterno disse a Mosè: ‘Prendi tutti i capi del popolo e falli appiccare davanti all’Eterno, in faccia al sole, affinché l’ardente ira dell’Eterno sia rimossa da Israele’. 5 E Mosè disse ai giudici d’Israele: ‘Ciascuno di voi uccida quelli de’ suoi uomini che si sono uniti a Baal-Peor’. 6 Ed ecco che uno dei figliuoli d’Israele venne e condusse ai suoi fratelli una donna Madianita, sotto gli occhi di Mosè e di tutta la raunanza dei figliuoli d’Israele, mentr’essi
stavano piangendo all’ingresso della tenda di convegno. 7 La qual cosa avendo veduta Fineas, figliuolo di Eleazar, figliuolo del sacerdote Aaronne, si alzò di mezzo alla raunanza e die’ di piglio ad una lancia; 8 andò dietro a quell’uomo d’Israele nella sua tenda, e li trafisse ambedue, l’uomo d’Israele e la donna, nel basso ventre. E il flagello cessò tra i figliuoli d’Israele. 9 Di quel flagello morirono ventiquattromila persone. 10 L’Eterno parlò a Mosè, dicendo: 11 ‘Fineas, figliuolo di Eleazar, figliuolo del sacerdote Aaronne, ha rimossa l’ira mia dai figliuoli d’Israele, perch’egli è stato animato del mio zelo in mezzo ad essi; ed io, nella mia indignazione, non ho sterminato i figliuoli d’Israele.

NUOVO TESTAMENTOGIOVANNI 9, 39-41
39 E Gesù disse: Io son venuto in questo mondo per fare un giudizio, affinché quelli che non vedono vedano, e quelli che vedono diventino ciechi. 40 E quelli de’ Farisei che eran con lui udirono queste cose e gli dissero: Siamo ciechi anche noi?
41 Gesù rispose loro: Se foste ciechi, non avreste alcun peccato; ma siccome dite: Noi vediamo, il vostro peccato rimane.

NUOVO TESTAMENTOGIOVANNI 16, 1-3
1 Io vi ho dette queste cose, affinché non siate scandalizzati. 2 Vi espelleranno dalle sinagoghe; anzi, l’ora viene che chiunque v’ucciderà, crederà di offrir servigio a Dio.
3 E questo faranno, perché non hanno conosciuto né il Padre né me.

NUOVO TESTAMENTOMATTEO 5, 23-24
23 Se dunque tu stai per offrire la tua offerta sull’altare, e quivi ti ricordi che il tuo fratello ha qualcosa contro di te,
24 lascia quivi la tua offerta dinanzi all’altare, e va’ prima a riconciliarti col tuo fratello; e poi vieni ad offrir la tua offerta.

Questo ultimo passo dovrebbe far riflettere sul meccanismo del capro espiatorio, la vittima sacrificale. E’ possibile cancellare un "peccato" con un offerta a Dio qualora si abbia la possibilità di rimediare al "peccato"? L’offerta all’altare é un ringraziamento o una "alchimia" purificatrice?

 

VECCHIO TESTAMENTONUMERI 31, 1-18
1 Poi l’Eterno parlò a Mosè, dicendo: ‘Vendica i figliuoli d’Israele dei Madianiti;
2 poi sarai raccolto col tuo popolo’. 3 E Mosè parlò al popolo, dicendo: ‘Mobilitate tra voi uomini per la guerra, e marcino contro Madian per eseguire la vendetta dell’Eterno su Madian.

7 Essi marciarono dunque contro Madian, come l’Eterno aveva ordinato a Mosè, e uccisero tutti i maschi. 8 Uccisero pure, con tutti gli altri, i re di Madian Evi, Rekem, Tsur, Hur e Reba: cinque re di Madian; uccisero pure con la spada Balaam, figliuolo di Beor. 9 E i figliuoli d’Israele presero prigioniere le donne di Madian e i loro fanciulli, e predarono tutto il loro bestiame, tutti i loro greggi e ogni loro bene;
10 e appiccarono il fuoco a tutte le città che quelli abitavano, e a tutti i loro accampamenti, 11 e presero tutte le spoglie e tutta la preda: gente e bestiame;
12 e menarono i prigionieri, la preda e le spoglie a Mosè, al sacerdote Eleazar ….

14 E Mosè si adirò contro i comandanti dell’esercito, ….
15 Mosè disse loro: ‘Avete lasciato la vita a tutte le donne?
16 Ecco, sono esse che, a suggestione di Balaam, trascinarono i figliuoli d’Israele alla infedeltà verso l’Eterno, nel fatto di Peor, onde la piaga scoppiò nella raunanza
dell’Eterno. 17 Or dunque uccidete ogni maschio tra i fanciulli, e uccidete ogni donna che ha avuto relazioni carnali con un uomo (quindi incinte); 18 ma tutte le fanciulle che non hanno avuto relazioni carnali con uomini, serbatele in vita per voi.

NUOVO TESTAMENTOLUCA 6, 27-49
27 Ma a voi che ascoltate, io dico: Amate i vostri nemici; fate del bene a quelli che v’odiano; 28 benedite quelli che vi maledicono, pregate per quelli che v’oltraggiano.
29 A chi ti percuote su una guancia, porgigli anche l’altra; e a chi ti toglie il mantello non impedire di prenderti anche la tunica. 30 Da’ a chiunque ti chiede; e a chi ti toglie il tuo, non glielo ridomandare. 31 E come volete che gli uomini facciano a voi, fate voi pure a loro. 32 E se amate quelli che vi amano, qual grazia ve ne viene? Poiché anche i peccatori amano quelli che li amano. 33 E se fate del bene a quelli che vi fanno del bene, qual grazia ve ne viene? Anche i peccatori fanno lo stesso.
34 E se prestate a quelli dai quali sperate ricevere, qual grazia ne avete? Anche i peccatori prestano ai peccatori per riceverne altrettanto.

37 Non giudicate, e non sarete giudicati; non condannate, e non sarete condannati; perdonate, e vi sarà perdonato.

…………fino al versetto 49

 E’ davvero impossibile non accorgersi dell’assordante stridore che scaturisce dall’accostamento di questi due modi di intendere Dio e il suo volere. Da notare come i passi più cruenti del vecchio testamento (solo alcuni dei quali da me qui riportati) non vengano mai contemplati dalla normale liturgia della parola recitata durante il rito cattolico. In parte questo aspetto dovrebbe destare alcuni sospetti riguardo gli effetti che tale divulgazione potrebbe avere sull’azione pastorale.

In sostanza il personaggio Gesù (sempre ammessa l’ipotesi di storicità proposta dai vangeli) non ha rappresentato l’adempimento di quanto profetizzato nelle scritture: ha semplicemente subito l’umiliazione di una morte infame dovuta al tentativo di sradicamento di un modello di Dio irascibile, che fa della paura il suo strumento preferito (timor di dio), ispirato dalla severità della sua legge, signore degli eserciti e del castigo, e per aver impiantato al suo posto una nuova figura basata sul perdono più estremo, sull’amore per il prossimo fino al totale sacrificio in aperto e fiero contrasto con gli orientamenti veterotestamentari.

UN SENSO COSMOLOGICO ALLA PRESENZA DELLA COSCIENZA UMANA NELL’UNIVERSO

Come ha affermato Rubbia "L’energia nucleare non è un perfezionamento delle candele".
Tanto più ci spingiamo avanti nella conoscenza tanto più ci accorgiamo della sua complessità. Nella teoria delle superstringhe, che è in sostanza una teoria tendente a fornire un collegamento armonico delle quattro energie presenti nel nostro universo (gravità, elettromagnetismo, interazione forte, interazione debole), si ipotizzano delle stringhe sottilissime accartocciate su se stesse e comprendenti degli spazi interni a 10 o più dimensioni. Nel big bang alcune di queste dimensioni si sarebbero espanse (le quattro che noi percepiamo) altre invece sarebbero rimaste imprigionate in se stesse. Il senso di questa teoria è nel fatto che se non venissero prese in considerazione queste ulteriori dimensioni non ptrebbe essere data una spiegazione soddisfacente del mondo che abitiamo. I nostri ricercatori del passato formulavano teorie che sarebbero state successivamente verificate con l’osservazione diretta della realtà: quella che era sotto gli occhi di tutti.

I ricercatori moderni al contrario indagano su una realtà miliardi di miliardi di volte più piccola del nostro ordine di grandezze. Questo modo di ricercare comporta enormi difficoltà dato che non vediamo i quark e non possiamo girarceli tra le dita e ha portato spesso a considerare la fisica teorica come una disciplina molto vicina alla metafisica. Il bosone di Higgs, la particella tanto anelata che darebbe una spiegazione abbastanza soddisfacente di molti punti oscuri nella teoria del tutto (di cui le superstringhe sono parte fondamentale), è stata chiamata da Lederman "la particella di DIO".

Purtroppo il modo di ficcare il naso in questa scala di grandezze alla ricerca di indizi sul bosone di Higgs, non è quello cui siamo abituati. Indagare negli anfratti più nascosti della materia è relativamente possibile solo attraverso segnali di ciò che da un certo esperimento dovremmo aspettarci. Un segnale non è uno sguardo su cosa accade ma un indizio su quello che potrebbe essere accaduto. A questo scopo gli strumenti necessari a intraprendere indagini, sono estremamente complessi e costosi. L’LHC di Ginevra è un acceleratore di particelle da 27 km di circonferenza che ricrea, in certa misura, energie elevatissime paragonabili a quelle sviluppate nei primi attimi del big bang. A tali valori energetici è possibile osservare fenomeni altrimenti solo ipotizzabili, e avere una testimonianza sull’esistenza oggettiva di questa particella così speciale.

Non esiste nello scibile umano una disciplina di ricerca così estrema come la fisica, dove l’osservazione e la teoria hanno confini tanto sfumati. I campi di indagini si spingono in ambiti tanto estremi da portare il ricercatore a formulare teorie altrettatno estreme come il PRINCIPIO ANTROPICO di Barrow-Tipler.

IL PRINCIPIO ANTROPICO (BARROW-TIPLER)

Estratto da: Alcuni recenti sviluppi delle scienze fisiche.
Di Pietro Chistolini, Salvatore Puledda
Istituto Superiore di Sanità, Roma

Nella Cosmologia scientifica tradizionale, di impronta positivista, l’essere umano – inteso come un essere puramente naturale, come un fenomeno zoologico – rappresenta una sorta di prodotto secondario ed innecessario dell’evoluzione della materia. La coscienza, in questa visione, è considerata come il risultato di un’organizzazione materiale complessa, come il prodotto di particolari arrangiamenti molecolari, che si sono andati costituendo, nel corso di milioni di anni, per mutazioni casuali e per la selezione operata dall’ambiente. Il processo evolutivo della materia, dal Big-Bang all’essere umano, è inteso come un processo puramente casuale, che non implica alcuna finalità, essendo retto dal caso e dalla necessità ferrea delle leggi fisiche. In questo contesto, il Secondo Principio della Termodinamica, che costituisce tuttora uno degli assi portanti della visione scientifica, individua una direzione irreversibile nell’evoluzione dell’universo, quando questo venga inteso come un sistema termodinamicamente chiuso: tale evoluzione porterà necessariamente, anche se in un periodo indefinito di tempo, alla cosiddetta "morte entropica" cioè all’azzeramento di ogni ordine, di ogni struttura organizzata, ad una situazione indifferenziata in cui tutte le particelle costitutive della materia si troveranno nella stessa condizione energetica.

Il Principio Antropico, in alcune formulazioni "forti", al contrario, sembra implicare che la coscienza non sia il risultato casuale di un’evoluzione della materia, ma il punto di arrivo di una storia cosmica che tendeva proprio verso questo fine. L’universo, cioè, si è andato costituendo nel modo in cui attualmente lo conosciamo proprio perché ciò ha permesso il sorgere della coscienza. Anzi, per alcuni, l’universo si riduce ad essere nient’altro che una sorta di rudere, di residuo, a testimonianza di un processo evolutivo che oggi trova la sua massima espressione proprio nell’essere umano (o in qualsiasi altra forma di vita cosciente ed intenzionale che eventualmente esista nell’universo).

Per il suo carattere di novità e per certe sue formulazioni estreme, il Principio Antropico tende a produrre grande irritazione tra gli scienziati ancorati alla tradizione positivista che vedono in esso una sorta di salto all’indietro, improvviso e imprevedibile, nello sviluppo lineare e ben ordinato della scienza. A ben vedere, però, il Principio Antropico costituisce, nel campo della Cosmologia, uno dei punti di arrivo della crisi del paradigma della fisica classica, e della formulazione della meccanica quantistica negli anni trenta di questo secolo.

Come è noto, con l’apparizione della meccanica quantistica si assiste ad una radicale trasformazione del significato delle leggi fisiche, che da deterministiche, come erano nella fisica classica, diventano probabilistiche, mentre – ed è questo l’aspetto che qui interessa maggiormente – l’osservatore, cioè la coscienza umana, acquista una funzione attiva rispetto al fenomeno, anzi determinante per l’esistenza stessa di esso. Al contrario, nella fisica classica, l’osservatore si riduce ad una sorta di figura impersonale, ad un concentrato di "attenzione pura", che ha la sola funzione di rilevare, senza interferenze, il fenomeno in esame.

Detto in un altro modo, con la formulazione della meccanica quantistica (o per lo meno con l’interpretazione che ne è stata data dalla Scuola di Copenhagen), si scontrano, all’interno della scienza, due visioni del rapporto tra coscienza umana e mondo naturale e della funzione della coscienza nella pratica scientifica. Da un lato, la coscienza è riconducibile ad un fenomeno naturale, seppur complesso, che nella pratica scientifica ha la funzione di riflettere passivamente gli altri fenomeni naturali, le cui leggi sono date a priori, esistono da sempre, sono, per così dire iscritte nell’universo. Nell’ottica della meccanica quantistica, invece, la coscienza costituisce attivamente le leggi fisiche, che vanno intese pertanto come il risultato di un legame inscindibile, di una interazione tra coscienza e mondo.

Il Principio Antropico postulando, già nella sua forma "debole", un legame indissolubile tra il cosmo e la coscienza che lo osserva, traslada questo aspetto centrale della meccanica quantistica al campo della Cosmologia. Ma nelle sue forme "forti", ammettendo che l’apparizione della coscienza umana costituisca una sorta di culminazione nell’evoluzione dell’universo, supera questo rapporto ed introduce nella visione scientifica dei caratteri che in senso lato potremmo definire "umanistici".

La domanda da sottintendere a questa singolare teoria è:

se l’universo ha come obiettivo la capacità di osservare se stesso tramite la coscienza, tale obiettivo rappresenta un fine o uno strumento per sviluppare altro?

 

UN MODELLO STRANAMENTE RICORRENTE
(quasi una mitologia comparativa)

Curiose analogie tra la vita di Gesù e quella di divinità anteriori

Molti aspetti riguardanti il messaggio messianico del Cristo e altrettanti particolari relativi alla cronaca della vita del personaggio Gesù, si ritrovano con sorprendente analogia nella storia mitologica di numerose e famose divinità il cui culto è ormai perso.
D. Murdock aka Acharya S. nelle sue approfondite pubblicazioni, tendenti più a identificare il mito piuttosto che la storicità del personaggio Gesù, effettua una disamina maniacale che se pur discutibile in alcuni contenuti, offre comunque diversi spunti di riflessione. Le analogie in alcuni casi sono quasi sovrapponibili. Mi limito a evidenziarne alcune

BUDDA
Questo personaggio vissuto circa 500 anni prima di Cristo sarebbe nato dalla vergine Maya (regina dei cieli), era di discendenza reale, avrebbe schiacciato la testa di un serpente. Tra i vari prodigi compiuti avrebbe guarito i malati, sfamato oltre 500 persone con un cestino di pani ed avrebbe camminato sulle acque. Altre analogie riguardo la sua predicazione combaciano in modo sorprendente. Si sarebbe trasfigurato in cima a un monte. Sakya Budda sarebbe risuscitato dopo tre giorni in seguito alla sua crocifissione avvenuta per l’espiazione dei peccati. Avrebbe infine raggiunto il nirvana o paradiso.
Buon pastore, falegname, infinito e sempiterno, nonché salvatore e luce del mondo sono alcuni dei termini che individuavano il Budda.

HORUS d’Egitto
Questa divinità anteriore al cristo di migliaia d’anni sarebbe stata partorita  dalla vergine Iside, il 25 Dicembre, in una stalla; l’annuncio della sua nascita fu dato da una stella con l’ausilio di tre personaggi importanti.
Ricevette il battesimo a 30 anni e insegnò nel tempio quando era adolescente.
Ebbe 12 discepoli
Tra i vari miracoli fatti risuscito’ un uomo chiamato El-Azar-us
Anch’egli cammino’ sulle acque e si trasfiguro’ su una montagna.
Fu crocifisso, chiuso in una tomba e resuscitò dopo morto.
Fu chiamato la via, la verita’, la luce, il messia, il figlio di dio, il figlio dell’uomo, il pastore di dio, l’agnello di dio, il verbo ecc. ecc.
Veniva spesso chiamato Iusa ed era il prediletto di Ptah, suo Padre.
Horus era il KRST ovvero l’unto. Nelle catacombe di Roma, alcuni dipinti ritraggono Horus tra le braccia della vergine Iside, sua madre.

MITRA il Dio-Sole della Persia
Immediatamente precedente al culto cristiano secondo Wheless e anteriore di almeno 600 anni per altri, il culto di Mitra era il più popolare tra i pagani dell’epoca.
Fu partorito da una vergine il 25 Dicembre
Era un maestro e un grande predicatore
12 discepoli o compagni ne condividevano la vita.
Fece dei miracoli, fu sepolto in una tomba e dopo tre giorni risuscitò.
La sua resurrezione veniva ricordata ogni anno
Era il pastore di dio, la via, la verita’ e la luce, il redentore, il salvatore, il messia.
La sua principale celebrazione, coincideva con quella che più tardi fu indicata come pasqua e ricordava l’evento della sua resurrezione.
Il suo culto comprendeva l’eucaristia o cena del signore.

KRISHNA in India
Massey ha trovato più di 100 forti analogie tra Krishna e Gesù. Graves, che prese in considerazione anche alcuni apocrifi ne individuò oltre 300.
Anche Krishna nacque da una vergine (Devaki la Divina)
Il mestiere del padre era il falegname. Alla sua nascita ricevette in dono oro, incenso e mirra alla presenza di angeli, uomini saggi e pastori.
Il tiranno che lo perseguitò ordinò l’uccisione di migliaia di bambini.
Pure lui era di discendenza reale. Fu battezzato in riva al Gange.
Tra i vari miracoli che compì resuscitò i morti, guarì i lebbrosi, i muti ed i ciechi, insegnò carita’ ed amore amando i poveri.
Si trasfiguro’ in presenza dei suoi discepoli. Secondo alcune fonti mori’ su un albero o fu crocifisso in mezzo a due ladroni. Anch’egli risuscitò dopo morto e salì in cielo.
Veniva chiamato il pastore di dio, il re dei re, il redentore, remissore di peccati, liberatore, verbo universale.
Fu considerato come l’inizio e la fine ma anche l’onnisciente, l’onnipresente e l’onnipotente.
Gli fu riconosciuto dai propri discepoli il titolo di Jezeus (puro spirito).

PROMETEO – Caucaso/Grecia
Ritenuto una divinità originaria dell’Egitto, Prometeo fu oggetto di culto nel Caucaso, dove si svolge la sua vita.
Le analogie
Si è incarnato in un uomo per la salvezza degli uomini.
E’ stato crocifisso, ed e’ risuscitato e fu chiamato il logo o verbo
Il poeta greco Eschilo scrisse una tragedia su Prometeo. Secondo Taylor questa fu rappresentata ad Atene e durante la crocifissione il cielo si oscurò.

il disegno… di autori senza matite

Onniscienza e libero arbitrio (Un’incongruenza solo apparente?)

 

Premessa (non mia)
Nelle tre monoteistiche di cultura ebraico-cristiana l’onniscienza è prerogativa di Dio, secondo cui egli conosce passato, presente, futuro e le azioni libere delle creature ragionevoli con infallibile certezza. L’onniscienza afferma che “al Signore furono note tutte le cose prima che fossero create, e anche dopo che furono fatte le conosce tutte” non esclusi “i cuori” degli uomini di cui “penetra tutti i disegni e tutti i pensieri” (I Paralipomeni 28,9).

Tale premessa implica pertanto che se l’onniscienza non coincide con la volontà di Dio, allora Dio non può essere onnipotente. Se Dio non controlla la conoscenza, naufraga ogni idea di onnipotenza. Se Dio al contrario è onnipotente e onnisciente allora l’onniscienza, è la conoscenza che Dio ha di se stesso e della sua volontà.
Se la conoscibilità di ogni evento quindi coincide con la volontà di Dio, il nostro libero arbitrio diventa incongruente. Ogni evento da noi prodotto avrebbe Dio come committente (non noi). Il concetto stesso di “noi” come persone autonome, libere e senzienti non avrebbe più senso.
Dio sarebbe allora l’artefice di un mondo in cui le creature “ragionevoli” sono concepite in modo da sperimentare un arbitrarietà che però non hanno..

Ipotesi di necessità.
Se Dio avesse delle esigenze e fosse necessario creare il mondo per soddisfarle, ciò porrebbe dei limiti alla sua onnipotenza, dato che lo costringerebbe al passaggio obbligato della creazione: qualsiasi azione obbligata pone un freno al concetto di onnipotenza. Se al contrario la creazione è un atto che non ha a che fare con ciò di cui Dio ha bisogno, il creato stesso diventerebbe privo di senso semplicemente perché dio non ne ha bisogno, oppure ha uno scopo che nemmeno Lui conosce. Ma questo porrebbe ulteriori limiti alla sua onniscienza facendoci tornare al punto di partenza. E ancora: se tutto ciò che può servire a Dio è già da Lui conosciuto, allora è probabilmente anche da lui prodotto. Siamo di nuovo nell’impasse che priva il creato di ogni pur minimo barlume di autonomia.

 

Un’alternativa…
Un modo per evitare l’aporia di due concetti così drammaticamente inconciliabili (onniscienza e libero arbitrio appunto) potrebbe essere ricavato dall’ipotesi che nella sua onnipotenza, Dio abbia deliberatamente rinunciato all’onniscienza… (in realazione al suo creato). Ciò significa che nell’atto creativo Dio avrebbe prodotto un sistema autonomo (il mondo) in grado di funzionare, anche se limitato nel e dal tempo, INDIPENDENTEMENTE dalla Sua volontà. Tutti gli eventi del mondo sarebbero perciò indeterminati fino al loro accadere. Se davvero Dio avesse optato per un mondo realmente indipendente dalla sua volontà, ecco che il nostro libero arbitrio si riapproprierebbe, non solo di un senso vero e conciliabile con l’onnipotenza, ma potrebbe addirittura svolgere un ruolo cardine.
Se un evento è indipendente dalla volontà di Dio, Dio non può conoscerlo (e questa affermazione diventa il più banale dei luoghi comuni).

Simmetricamente se un evento accade all’insaputa di Dio, Dio non può esserne l’autore.!! 


In conclusione chi è il vero autore delle nostre azioni?

Red

intro

INTRO

Molti di noi hanno provato un senso di vuoto sulle domande estreme del “da dove veniamo” e “dove andiamo”. Ma c’è un’altra domanda ancora più estrema da porsi: “Perchè…?”

E’ una domanda che non ha senso? O invece ce l’ha? E se ce l’ha nasconde un bisogno sottostante? Che esigenza avrebbe un’entità creatrice di generare… il mondo?

Ecco. Questo è il tenore di questo primo post dedicato a tutti coloro che per inquietudine interiore, passione per le cose estreme, insoddisfazione o incapacità di riconoscersi in una fede “pronta all’uso” sono alla ricerca di una trascendenza soddisfacente ma soprattutto quanto più possibile funzionante. Fedeli di ogni credo, atei, agnostici, possono lasciare un contributo utile a tutti sulla base della propria esperienza, cultura, sensibilità e inclinazioni.

Buon viaggio a tutti

red