Non è un fatto di giustizia…

Buona Pasqua
ma per chi?


 

Non è importante farsi intenerire dagli occhioni di un agnello vivo per decidere se sia giusto o meno papparselo. Penso che sia importante solo tener presente che dietro un "palato soddisfatto" o una "ricorrenza onorata" c'è il dolore.
Per soddisfare le due cose basta poco: fregarsene.


ps
Ovviamente il mondo è popolato di dolori ben più gravi e raffinati di un agnello morto di coltello e paura. Non si discute… ma…
…e quindi?

nde

NDE
“Non commetterò il tipico errore di considerare una frode tutto ciò che non sono in grado di spiegare”.

Carl Jung

15° CONGRESSO
 

INTERNAZIONALE DI STUDI
DELLE ESPERIENZE DI CONFINE

sul tema
ALLE FRONTIERE
DELLA COSCIENZA

itinerari della mente
fra reale e immateriale

21 – 22 Maggio 2011
coordinamento
Fulvia Cariglia

INGRESSO GRATUITO
TEATRO TITANO

Piazza Sant’Agata – San Marino Città
REPUBBLICA DI SAN MARINO

***

Ci sono momenti dell’esistenza in cui la constatazione di fatti eccezionali obbliga a valutare la realtà secondo canoni interpretativi che travalicano, quando non le contrastano, conoscenze acquisite per cultura e tradizione. Ma non per questo necessariamente si deve procedere ad una totale revisione del pensiero consolidato, bensì vale piuttosto la pena di aprirsi a concezioni nuove e più estese del modo di considerare le tante, quand’anche le più impreviste, espressioni della vita.

Questo 15° Congresso Internazionale di Studi delle Esperienze di Confine, storicamente dedicato agli stati modificati di coscienza in generale e a quelli che si esplicano intorno all’evento morte in particolare, si propone di presentare un’ampia panoramica di approfondimenti su tali imponderabili manifestazioni dell’essere, magie della mente o viaggi della coscienza che siano o qualsivoglia altra ipotesi, comunque mai semplici effetti allucinatori, come pretestuosamente indicano coloro che non osano arrischiarsi nell’impegno di analisi più attente o laboriosi tentativi di chiarificazione.

Riconosciuti esperti di diversi settori tratteranno dunque delle dinamiche di mente e coscienza quando, di fronte a manifestazioni straordinarie, i principi della scienza e i suggerimenti teorici delle discipline umanistiche rimangono validi e tuttavia è innegabile l’evidenza di ciò che essi ancora non sono in grado di spiegare in maniera univoca. Estasi, stigmate, poltergeist ed esperienze di premorte sono infatti vissuti del tutto naturali e, come tali, vanno studiati, tenendone nella giusta considerazione tanto gli aspetti fisici quanto quelli spiritualistici e antropologici, sociologici e storici.

La nutrita sezione dedicata alla NDE (Near Death Experience), si occuperà quest’anno fra l’altro dell’affascinante esperienza della life review (visione panoramica) e del considerevole potere dei ricordi nella rielaborazione dei propri quesiti irrisolti. Ma, come sempre, sarà dato soprattutto ampio spazio alla libera partecipazione di chiunque voglia riferire una propria esperienza sul fenomeno in esame, in un momento di confronto importante tanto per chi raccoglie la testimonianza quanto per chi ha l’opportunità di esprimersi con la certezza di essere compreso.

Fulvia Cariglia
(coordinatrice del congresso)


 

cresceremo mai?

Bombe stupide e bombe intelligenti.

Castighi stupidi e… bah!
De mattei + Mons Manzella = Radio Maria

 

Roberto de Mattei è il vicepresidente del CNR. Tiene una regolare rubrica su Radio Maria  (radici cristiane) e proprio in questo avvento di primavera facendo riferimento alle parole del vescovo di Rossano Calabro mons Manzella, ha cercato dai microfoni dell'emittente cattolica di dare un senso alla catastrofe del sisma-tsunami giapponese.

ON AIR:
 
Cari amici di Radio Maria buona sera, chi vi parla è Roberto De Mattei e vorrei fare stasera con voi alcune riflessioni che partono da fatti drammatici di attualità. Il primo fatto è la tragedia del Giappone, lo spaventoso terremoto e maremoto con il rischio nucleare che si profila.

Dice Mons. Manzella che in primo luogo le grandi catastrofi sono una voce terribile ma paterna della bontà di Dio che ci scuote e ci richiama col pensiero ai nostri grandi destini, al fine ultimo della nostra vita che è immortale. infatti se la terra non avesse pericoli, dolori, catastrofi, la terra eserciterebbe sopra di noi un fascino irresistibile e non ci accorgeremmo che essa è un luogo di esilio e dimenticheremmo troppo facilmente che noi siamo cittadini del cielo.

Ma in secondo luogo, osserva l'arcivescovo di Rossano Calabro, le catastrofi sono talora esigenza della giustizia di Dio, della quale sono giusti castighi. Infatti alla colpa del peccato originale che tocca tutta l'umanità si aggiungono, nella nostra vita, le nostre colpe personali. Nessuno di noi è immune dal peccato e può dirsi innocente e le nostre colpe possono essere personali o collettive, possono essere colpe di un singolo o quelle di un popolo, ma mentre Dio premia e castiga i singoli nell'eternità, è sulla terra che premia o castiga le nazioni, perchè le nazioni non hanno vita eterna, hanno un orizzonte terreno. Nessuno può dire con certezza se il terremoto di Messina ieri o quello del Giappone oggi sia stato un castigo di Dio, sicuramente è stata una catastrofe e, scrive Mons. Manzella:

La catastrofe è un fenomeno naturale che Dio ha potuto introdurre nel suo piano di creazione per molteplici fini degni della sua sapienza e bontà. Ha potuto farlo per raggiungere una fine della stessa natura ottenendo per mezzo di una catastrofe un bene fisico più generale come quando con una tempesta di venti che produce danni si purifica l'aria. Ha potuto farlo per un fine di ordine morale come per esempio acuire il genio dell'uomo, incitarlo a studiare la natura per difendersi dalla sua potenza distruggitrice e così determinare un progresso della scienza, ha potuto farlo per uno dei fini per i quali la fede ci dice che talora l'ha fatto, come sarebbe quello di  infliggere ad una città un esemplare castigo. Ha potuto farlo per un fine a noi ignoto. Per quale fine in concreto Dio ha operato in un caso speciale? Per quale fine Messina e Reggio sono state distrutte? Chi potrebbe dirlo? É possibile fare delle congetture, non è possibile affermare alcuna cosa con certezza. Intanto per noi, al nostro scopo, basta la sicurezza che le catastrofi possono essere e talora sono, esigenza della giustizia di Dio.

E aggiungiamo questo concetto che talora Dio si serve delle grandi catastrofi per raggiungere un fine alto della sua giustizia, si trova in tutte le pagine della sacra scrittura: che cosa furono il diluvio? Il fuco che cadde su Sodoma e Gomorra e quello che non si abbatté  su Ninive se non castighi di Dio?
Però si dice, la catastrofe è cieca, punisce il colpevole ma colpisce anche l'innocente e come si conciliano con la provvidenza queste stragi dell'innocenza e della virtù che avvengono ad esempio in un terremoto? E la risposta è che Dio non potrebbe fare in modo che un terremoto colpisca il colpevole e rispetti l'innocente se non attraverso la moltiplicazione di miracoli, attraverso una profonda modifica del piano della creazione divina. Ora è chiaro che Dio può salvare e talvolta salva l'innocente operando un miracolo, ma dio non è obbligato a moltiplicare i miracoli o a rinunciare al piano della sua creazione per salvare la vita di un innocente. E poi Dio è padrone della vita e della morte di ognuno, misura i giorni dell'uomo sulla terra e stabilisce l'ora e il modo della morte di ciascuno. Quindi l'innocente che muore sotto una catastrofe generale che punisce i colpevoli si trova nelle stesse condizioni nelle quali si trovano tutti gli innocenti che sono sorpresi dalla morte. Per loro questa morte non è un castigo di colpa personale ma esecuzione di un decreto di Colui che è il Padrone della vita e della morte. Ogni giorno noi vediamo fanciulli innocenti  uomini virtuosi che muoiono di morte naturale o violenta, perché meravigliarci quando poi vediamo molti fanciulli innocenti o uomini virtuosi morire sotto le rovine di un terremoto. La loro morte presa isolatamente, non è diversa da quella di tanti uomini innocenti e virtuosi che sono vittime di un accidente o che muoiono ad esempio schiacciati da una macchina o investiti da un treno.

Ma c'è un terzo punto: le grandi catastrofi non sono solo spesso atti della giustizia di Dio ma sono altrettanto spesso una benevola manifestazione della misericordia di Dio. Abbiamo detto infatti che nessuno mettendosi la mano sulla coscienza potrebbe dare a se stesso un certificato di innocenza, nessuno può dire io sono innocente e non lo può dire né per il peccato originale che lo macchia né per i propri peccati personali. E un giorno quando sarà sollevato il velo che copre l'opera della provvidenza e alla luce di Dio vedremo quello che Egli avrà operato nei popoli e nelle anime, ci accorgeremo che per molte di quelle vittime che oggi compiangiamo, il terremoto è stato un battesimo di sofferenza che ha purificato la loro anima da tutte le macchie anche le più lievi e grazie a questa morte tragica la loro anima è volata al cielo prima del tempo perché Dio ha voluto risparmiarle un triste avvenire.

Scrive mons. Manzella:

Noi pensiamo con raccapriccio a quei momenti terribili passati da loro tra la vita e la morte sotto le rovine, ma forse appunto in quei momenti discese su quelle anime il torrente di una speciale misericordia di Dio, sottoforma di profonda contrizione e rassegnazione. Chi può dire che è passato tra quelle anime e la misericordia di Dio negli ultimi momenti? Chissà con quali slanci Dio misericordioso e buono nelle terribili sofferenze ha toccato i loro cuori per unirli a Lui?Chi potrebbe, in una parola, scandagliare l'abisso di espiazione, di merito e di doni di Dio che in quelle anime fu scavato per occasione del terremoto?E non si tratta di pie illusioni, perchè sta scritto che nella tribolazione Dio rimette più facilmente i peccati e versa più abbondantemente i Suoi doni. Sta scritto che Dio manda la morte prematura agli innocenti per liberarli da un triste avvenire.

Per comprendere l'azione della provvidenza che da una ragione a tutto ciò che avviene anche alle tragedie come i terremoti bisogna però avere una prospettiva soprannaturale, la prospettiva di chi crede nell'esistenza di un Dio creatore e remuneratore della vita eterna. Chi nega Dio, gli atei, i laicisti militanti, ma anche coloro che pur non professando l'ateismo vivono di fatto nell'ateismo pratico, costoro non possono concepire l'idea della provvidenza.

 

Perle

“l’ateo che non crede nella vita eterna dovrebbe coerentemente vivere alla giornata come un animale”, “un animale infelice”, “un  uomo che vive come in un inferno la sua vita sulla terra”
R. De Mattei

la cacca

LA CACCA
(e i suoi estimatori)

La bellezza sta nella cacca o nelle mosche che sembrano amarla?

Il disgusto sta nella cacca o nelle persone che ci scivolano sopra?

Cos'e' amabile e cosa e' disgustoso?

Chi sarebbe il dio delle mosche se non un dio di… ?
 

Apparentemente sembra una sorta di aforisma infelice che serve solo a piazzare un bestemmione gratuito e inutile. Ma la ragione del post e' un'altra. Si descrive sempre Dio, in un modo o nell'altro, come qualcosa o qualcuno di infinitamente buono, amabile, bello, affascinante, colmo d'amore cui nessuno saprebbe resistere. Ma allora mi chiedo: questa nostra incapacita' di resitergli che meriti o colpe ha? In fondo se noi troviamo affascinante la divinita' e restiamo folgorati di ammirazione e stupore al suo cospetto non e' merito nostro ma una conseguenza del fatto che siamo "creati" in modo tale da reagire cosi' e non in altro modo. Esattamente come le mosche con la cacca. Non solo. Chi dovesse invece essere impermeabile a cotanta divina magnificenza o addirittura provare disgusto, perche' mai dovrebbe essere accusato di AUTONOMA insensibilita' verso Dio o di demoniaca e deplorevole avversione a lui? Anche in questo caso il demonio viene da lui. E quindi a ciascuno il suo senso del bello e del ripugnante, o meglio: a ciascuno subire un senso del bello e del raccapriccio che di proprio… non ha proprio nulla.

Di proprio avrebbe tutto, ma sparisce Dio.


 

Apertura

Un posto diverso
 

Questo lo ritengo un posto diverso. Un posto dove si viene accolti a prescindere dalle proprie convinzioni religiose o culturali. In effetti e' esattamente quanto lo spirito di Assisi promuoveva nell'86. Non ti contesto per la tua differenza da me, ma proprio per quella riesco ad apprezzarti.
Un pezzetto di paradiso in terra.